Sublimatori per acido ossalico – Tecnica apistica

di Michele Valleri

Come scegliere quello adatto a te

Nel controllo della varroa, la sublimazione dell’acido ossalico è non solo una delle tecniche più efficaci, ma anche una delle poche soluzioni praticabili ammesse anche nella produzione biologica; l’inverno infatti è un periodo in cui non è possibile utilizzare prodotti evaporanti come formici o timoli.

Inoltre, a differenza del trattamento gocciolato, che non può essere ripetuto sulle api invernali senza arrecare danno, la sublimazione consente più passaggi, anche 4-5, risultando quindi particolarmente indicata in presenza di infestazioni persistenti o covata residua. Infine, la sublimazione, potendo essere ripetuta più volte, è un trattamento che si protrae per molti più giorni rispetto al gocciolamento, e questo è un fattore determinante considerando che gli autunni/inverni sono sempre meno rigidi con la conseguenza che i giorni di blocco naturale della covata si stanno riducendo fino (in molti territori) ad azzerarsi. In sostanza, i cambiamenti climatici stanno riducendo l’arco temporale in cui è massima l’efficacia del trattamento gocciolato (a meno che non si blocchi la deposizione ingabbiando la regina) e ciò ha portato gli apicoltori a utilizzare in modo crescente la sublimazione come trattamento autunno/invernale.

Ma non tutti i sublimatori sono uguali: il mercato offre oggi una gamma molto ampia di dispositivi, dai modelli economici a quelli ad alte prestazioni progettati per il lavoro intensivo in grandi apiari; ne ho provati alcuni.

Il principio della sublimazione

In chimica e fisica, la sublimazione è il passaggio diretto di una sostanza dallo stato solido a quello aeriforme. Nell’apicoltura, questo principio viene sfruttato per vaporizzare l’acido ossalico (sotto forma commerciale di Api-Bioxal) direttamente all’interno dell’arnia, attraverso dispositivi elettrici o a gas che riscaldano il principio attivo fino alla sua completa evaporazione.

La temperatura di sublimazione dell’acido ossalico è tra i 155 °C e i 180 °C: questo intervallo permette una vaporizzazione completa ed efficace del principio attivo,
senza alterarne la composizione chimica. È importante non superare, i 200 °C, soglia oltre la quale l’acido ossalico può decomporsi, generando sottoprodotti potenzialmente irritanti e riducendo l’efficacia del trattamento.

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