
Un’esperienza virtuosa avvenuta nella scorsa estate in Piemonte, tra necessità sanitarie, precauzioni ambientali e preoccupazioni degli apicoltori
Alla fine di luglio 2025, a seguito della notizia diffusa dai notiziari regionali riguardo ad un intervento straordinario ad Alessandria per limitare la diffusione delle zanzare, sono giunti molti messaggi da parte di apicoltori preoccupati dal rischio di un trattamento insetticida.
È opportuno precisare che, al momento della scrittura di questo articolo, non
sono stati segnalati avvelenamenti; tuttavia, resta interessante approfondire la strategia, gli scopi e i possibili rischi degli interventi che hanno suscitato preoccupazione e curiosità tra molti. Va anche detto che negli ultimi anni qualche problema di morie dovute a trattamenti non eseguiti correttamente lo abbiamo registrato, e spesso ci siamo trovati di fronte a grandi difficoltà per dimostrarlo a causa delle regole lacunose e della negligenza degli ufficiali interpellati, per cui la preoccupazione degli apicoltori era più che giustificata.
La necessità di intervenire su questi insetti deriva dal rischio di diffusione del virus del West Nile, che negli ultimi anni ha reso necessario un maggiore livello di attenzione da parte delle autorità politiche e sanitarie. Questo virus, segnalato per la prima volta in provincia di Alessandria nel 2014, può essere trasmesso tramite la puntura di zanzare infette a uccelli, cavalli, cani, gatti e anche esseri umani.
Le persone più a rischio di sviluppare forme gravi della malattia sono gli anziani, gli immunodepressi e chi soffre di malattie croniche, mentre la maggior parte della popolazione non manifesta sintomi diversi da quelli di una normale influenza.
Il virus West Nile è attualmente diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America, e anche in Italia dove è diventato endemico. Il virus è trasmesso all’uomo principalmente attraverso la puntura di zanzare infette del genere Culex, che sono i vettori principali insieme agli uccelli selvatici che fungono da serbatoi.
Attualmente la maggior diffusione è in Lazio e Campania, ma ha raggiunto anche altre aree come Sardegna, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e, più recentemente, si è trovato in provincia di Oristano (Sardegna) e a Trento.
La necessità di limitare la diffusione di questa malattia probabilmente renderà sempre più frequenti gli interventi contro la zanzara.
Per capire meglio questo scenario abbiamo rivolto alcune domande all’entomologo e divulgatore Ashgar Talbalaghi.
Questo esperto, responsabile dell’intervento in Piemonte, già dal primo contatto che abbiamo avuto si è dimostrato disponibile e molto sensibile alle richieste degli apicoltori.
Dott. Talbalaghi le pongo alcune domande più tecniche, ma anche altre di approfondimento per soddisfare qualche curiosità personale. Innanzi tutto le chiedo: quante specie di zanzara sono presenti in Italia, e quante sono pericolose per questa infezione? Quali potrebbero diventarlo?
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