
Questo periodo dell’anno è un passaggio che viviamo sempre con sentimenti contrastanti: da un lato il sollievo per i raccolti messi in magazzino, dall’altro la preoccupazione per l’inverno imminente.
Ma, se nei mesi precedenti siamo stati attenti, presenti e intraprendenti, questa preoccupazione un po’ diminuisce
Una stagione fatta di contrasti
Nella mia realtà (che spazia tra Basilicata, Molise e Campania) l’anno apistico 2025 era iniziato quasi in maniera ingannevole.
Marzo e aprile sono stati mesi generosi, con fioriture abbondanti e condizioni climatiche quasi primaverili da manuale. Poi è arrivato maggio, capace di gelare ogni entusiasmo: piogge incessanti, temperature basse e perturbazioni continue hanno reso impossibile il lavoro delle api e scoraggiato molti apicoltori del mio territorio.
Il risultato è stato evidente: produzioni primaverili pressoché irrilevanti. Solo sul finire dell’estate le colonie hanno ripreso vigore, con raccolti discreti e, in alcuni areali, persino soddisfacenti.
L’autunno ha infine regalato un’insperata abbondanza, quasi una rivincita della stagione. Le abbondanti piogge di fine agosto e il caldo umido con temperature
medie al di sopra di 26 °C hanno trasformato settembre in un secondo aprile: fioriture spontanee che hanno messo in piena attività tutti gli alveari agevolandoli
nell’accumulare nettare e polline.
È stato un piacere osservare api forti e sane, intente solo a fare il loro mestiere.
Col tempo mi sono convinto che settembre sia ormai il mese più importante dell’anno. Non solo perché segna il passaggio da produzione a conservazione,
ma perché è l’ultima occasione che abbiamo per rimettere in carreggiata ciò che l’estate non ha permesso di fare:
- correggere eventuali errori commessi nei trattamenti contro
la varroa; - assicurare alle famiglie scorte sufficienti, meglio se naturali,
evitando di appesantire i bilanci aziendali con nutrizioni costose.
Sappiamo bene quanto incide oggi la nutrizione dei nostri alveari sul bilancio aziendale pertanto credo sia meglio organizzare, quando necessario, anche un
nomadismo per produrre scorte adeguate da raccolti naturali che premiano la salute delle api e le tasche dell’apicoltore. Buona anche la raccolta di polline di
edera parecchio in purezza e molto apprezzato dal mercato.
Un anno di lavoro
Trovarsi con alveari belli (popolosi e con pochissima varroa) a fine estate non è mai un colpo di fortuna ma è il risultato di un lavoro che comincia l’anno prima con:
Buona genetica e invernamento solido Inverno le famiglie con regine di buona e nota genetica: autoprodotte ma anche acquistate da allevatori professionali. Nonostante la scarsità di raccolto in settembre 2024, sono riuscito a invernare
alveari su 9 favi con un peso medio di 38-40 kg. Un imballo compatto e caldo. Le scorte sono state rinforzate con sciroppi, commerciali o autoprodotti.
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