
Qualche anno fa, in Polonia, ho trascorso alcuni giorni presso Pasieka Szeligów, un’azienda specializzata nell’allevamento di api regine: circa 35.000 ogni anno. Ero lì per approfondire l’inseminazione strumentale, ma quell’esperienza mi offrì soprattutto un’occasione di riflessione.
Non solo sulla tecnica apistica, ma anche sul modo in cui il lavoro può assorbire la vita personale. Il team era composto da sedici persone.
La giornata iniziava presto, verso le 6.30, e alle 14 ci si sedeva a tavola. Durante i pasti, invece di rifugiarsi nel telefono, avevano l’abitudine di proporre un gioco: una domanda a cui tutti rispondevano, a turno.
Quel giorno la domanda era: “Quale obiettivo vuoi raggiungere nella tua apicoltura nei prossimi cinque anni?”. Quando arrivò il mio turno, la risposta mi uscì di getto, senza esitazione. Con gli occhi un po’ lucidi dissi soltanto: “Find a balance” – trovare un equilibrio.
Ricordo che il capo dell’azienda parlava con orgoglio del proprio lavoro, ma nelle sue parole c’era anche una nota di rimpianto. Durante la stagione, raccontava, usciva di casa quando i figli dormivano ancora e rientrava la sera quando già si erano addormentati. Un prezzo silenzioso, pagato in nome della… dedizione? È un dubbio che vale la pena tenere aperto.
Forse è così per chiunque abbia costruito una grande realtà: dietro al “successo” ci sono quasi sempre dei rimpianti. La logica economica della nostra società porta facilmente a misurare il valore di una persona in base ai risultati professionali.
Quanti si fermano davvero a riflettere sul prezzo pagato, o che si sta ancora pagando, in termini di momenti perduti della vita personale?
In apicoltura, come nella vita, tutto ruota attorno all’equilibrio. Le api lo mostrano ogni giorno: la forza non consiste nel fare di più, ma nel bilanciare con saggezza ciò che si dà e ciò che si conserva. Non solo gli eccessi, anche le mancanze possono spezzare l’armonia ricercata o costruita con pazienza.
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