
Quando il cibo scarseggia… e la varroa ci mette del suo!
Siamo all’inizio dell’anno e siamo tutti pieni di buoni propositi: “Quest’anno vado
in palestra”, “questa estate avrò un fisico da spiaggia”… poi, beh, sappiamo come va a finire.
Succede anche in apicoltura: pensiamo già a cosa faremo, dove porteremo le api, quali produzioni realizzeremo… ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo la stagione, il meteo e soprattutto la salute delle colonie.
E al di là delle fantasie più ottimistiche, ci sono due aspetti fondamentali che non possiamo permetterci di trascurare: il controllo della varroa e una nutrizione adeguata.
Quando le api faticano a nutrirsi bene, e la varroa trova terreno fertile, il risultato può essere una sindrome multifattoriale in cui parassiti, virus e carenze nutrizionali si sommano.
Non è una malattia nuova: il CBPV, il virus della paralisi cronica, è un quadro ben noto in apicoltura, e tende a manifestarsi proprio quando l’alveare è già in difficoltà.
Se le api potessero parlare, in certi momenti ci direbbero: “Oh bello, non solo abbiamo fame… ci succhiano pure!”. E come dar loro torto.
Che cos’è il CBPV
Il CBPV è un virus opportunista: può restare silenzioso e quasi invisibile per mesi, ma quando decide di farsi notare… lo fa senza mezze misure.
I primi segnali sono piuttosto tipici: api tremolanti, incapaci di volare che si muovono in modo scoordinato e finiscono per raggrupparsi su fili d’erba, davanti agli alveari.
Nei casi più avanzati compare un sintomo molto caratteristico: le api perdono i peli e assumono un aspetto glabro e lucido, con il corpo che diventa scuro e brillante. È un segnale importante per riconoscere il quadro clinico, anche se non sempre presente.
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