
Negli ultimi venticinque anni il modo di allevare e nutrire le api è cambiato profondamente. Il clima instabile e la discontinuità delle fioriture rendono sempre più complesso il mantenimento delle
colonie. Allo stesso tempo anche la diversificazione produttiva (polline, pappa reale, regine, nuclei, impollinazione) ha spinto gli apicoltori a sperimentare strategie nutrizionali
Quando la fantasia supera la biologia
Da milioni di anni l’ape si nutre in modo semplice, basandosi su tre elementi fondamentali quali nettare, polline e acqua.
Prima di somministrare alle api aglio, banane, limone o sciroppi “invertiti” cotti in cucina con acidificanti, è utile ricordare che l’alveare è un superorganismo.
Ogni individuo che sia operaia, fuco, regina o larva ha una vita breve e la sua vita dipende dall’equilibrio collettivo della colonia.
Una nutrizione improvvisata, maldestra o squilibrata può alterare le dinamiche della colonia: il metabolismo delle api segue regole e ritmi fisiologici precisi, non le fantasie o le aspettative dell’apicoltore.
Del resto, in natura le api non si nutrono del succo di limone, banana o aglio.
Oggi più che mai, l’alimentazione deve rimanere efficace, ma anche semplice ed
economicamente sostenibile, soprattutto in un contesto di crescente crisi produttiva e di mercato
Il saccarosio nel nettare
Le api raccolgono nettari con proporzioni variabili di glucosio, fruttosio e saccarosio.
Molte specie botaniche (robinia, trifoglio, erba medica, agrumi) producono nettari a saccarosio dominante.
Le api, grazie all’enzima α-glucosidasi (invertasi), scindono naturalmente il saccarosio in glucosio e fruttosio, processo che contribuisce a rendere il miele
stabile e facilmente assimilabile.
Le ghiandole ipofaringee
L’invertasi è secreta dalle ghiandole ipofaringee, or-
gani dinamici e reversibili che rispondono alla dieta e
alle relazioni sociali della colonia.
Le api adulte prossime al bottinaggio ne producono grandi quantità.
In assenza di polline l’attività ghiandolare si riduce: le giovani nutrici producono meno pappa reale e le api più adulte secernono meno enzima, con una conseguente
diminuzione della capacità di invertire il saccarosio.
Articolo presente sul n.2-2026.
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