Paraffinare arnie e melari – Tecnica apistica

di Giuseppe Puglisi

Un metodo per preservare arnie e melari contro pioggia, sole, neve e gelo

I n questi anni ho notato che un certo numero di apicoltori per proteggere la propria attrezzatura apistica, sempre più cara, come arnie e melari, la immerge dentro un grande serbatoio riempito di paraffina liquida bollente.

La paraffina ricopre e impermeabilizza le superfici e riempie completamente le eventuali fessure, spaccature e punti di unione tra le varie parti dei manufatti
riparandoli dalla pioggia, dal sole, dalla neve e dal gelo che sono i principali responsabili del deterioramento del legno.

L’arnia prodotta con un buon legno stagionato, levigata e verniciata bene può essere utilizzata senza problemi anche quindici, vent’anni sempre che si facciano ogni quattro o cinque anni le operazioni di rimessaggio che prevedono una buona pulizia interna raschiando le superfici per togliere propoli, cera, api morte e le incrostazioni sugli angoli, dai bordi e lungo i lamierini distanziatori; seguita poi, da una scartavetrata e una nuova verniciatura delle superfici e parti esterne.

Le arnie fatte con legni non stagionati o morbidi, come nel caso del legno di abete, sono soggette a un degrado molto veloce e per questo conviene sicuramente, quando sono ancora nuove, subito dopo la loro verniciatura, immergerle nella paraffina per approfittare di questo trattamento di impermeabilizzazione.

La paraffina forma velocemente una patina trasparente che si solidifica in pochi secondi dopo la fuoriuscita dalla vasca di immersione.

Ma adesso, dopo questa breve introduzione, cerchiamo di capire bene che sostanza chimica è la paraffina, da dove si estrae, come vengono svolte le operazioni per paraffinare l’attrezzatura apistica e capire soprattutto, se il suo utilizzo nelle arnie e nei melari non costituisca un pericolo per la salubrità del miele, del propoli e per la salute delle nostre api.

La paraffina è il nome che viene dato ad una miscela di idrocarburi, in prevalenza alcani, che sono ottenuti dalla distillazione primaria del petrolio, detti appunto paraffinici (dal latino parum affinis, poco reattivi); le loro molecole presentano catene con più di venti atomi di carbonio.

Articolo presente sul n.2-2026.

Se ti è piaciuta l’anteprima dell’articolo, abbonati per ricevere l’apis a casa!