A tutta edera! – Tecnica apistica

di Michele Valleri

Utilizzo del miele di edera in apiario. Come raccoglierlo, come invasettarlo e come venderlo

In Italia, l’edera comune (Hedera helix) è una pianta molto diffusa, che cresce dal livello del mare fino a circa 1.500 metri di altitudine, principalmente in aree ombreggiate e su terreni fertili.

Il suo caratteristico portamento rampicante le consente di aderire a superfici come tronchi di alberi, spesso preferendo quelli morti o in condizioni di debolezza e il progressivo abbandono delle pratiche selvicolturali sta favorendo molto la diffusione di questa specie.

L’edera fiorisce intorno ai 10 anni di età, tra l’estate e l’autunno e come per altre specie autunnali, una su tutte il corbezzolo, le prime piante fiorite iniziano in alta quota, mentre gli ultimi fiori si aprono a livello del mare.

I fiori di edera, formati da cinque piccoli petali verdi, sono raggruppati in infiorescenze a ombrello che espongono completamente il nettare, diventando
così un’importante fonte di foraggiamento per diverse specie di insetti. Sui suoi fiori si osserva, infatti, un gran numero di insetti, non solo pronubi, intenti nella bottinatura, tra cui ovviamente le api, che approfittano di questi banchetti autunnali, facilitati anche dai cambiamenti climatici con autunni sempre più miti.

Hedera helix è classificata come pianta mellifera di V classe da Crane (1975), con una potenziale produzione di miele che va dai 201 ai 500 kg per ettaro. Già D’Albore e Oddo, nel loro testo Flora apistica italiana (1981), consideravano questa specie una “valida riserva invernale per la colonia e la più importante fonte autunnale di polline”.

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