
Introduzione
Il cambiamento climatico sta influenzando pesantemente i metodi di conduzione degli alveari, cambiando anche le necessità e le metodologie per il trattamento della varroasi, specialmente per le aziende apistiche in conduzione biologica.
Per queste ultime il blocco di covata estivo è una pratica ampiamente diffusa, che purtroppo negli ultimi anni sta evidenziando alcune problematiche di rilievo.
Come sempre, voglio circoscrivere e contestualizzare il il caso studio alla regione Emilia Romagna nella fascia pedecollinare, e in questo caso è aspetto particolarmente importante perché confrontandomi con colleghi di altre regioni, in visita nel periodo estivo presso i miei apiari, mi sono reso conto che la problematica non è diffusa ovunque a livello nazionale.
Sono ormai 15 anni che effettuo il blocco di covata estivo sui miei alveari, tuttavia mentre nel periodo 2009-2016 a seguito del blocco si poteva contare su una forte ripresa degli alveari, con covate estese anche su 6-7 favi nelle settimane successive allo sblocco, nel periodo 2017-2022 (annate di fortissima siccità primaverile-estiva) il blocco di covata estivo ha debilitato gli alveari, con scarsa ripresa della covata, e con riduzione dei favi popolati da 9+melario prima del blocco ad a malapena 3-4 favi di
api dopo.
La riduzione di alveari produttivi a piccoli sciami è chiaramente un fattore molto negativo, che influisce pesantemente sul tasso di sopravvivenza invernale, sulle
energie richieste agli alveari per ritornare produttivi nell’annata successiva, e infine ma non per ultimo, sulle produzioni di miele e prodotti dell’alveare.
Inoltre nelle ultime due annate (2023 e 2024), ribaltato il contesto climatico, le forti precipitazioni che hanno interessato la regione Emilia Romagna in primavera e
estate, hanno concentrato cospicui flussi nettariferi nel periodo estivo e specialmente nella finestra dedicata al blocco di covata, rendendo il blocco nuovamente incompatibile (o mal sopportabile) con le necessità produttive degli apicoltori.
Da queste premesse nasce la necessità di trovare metodi biologici alternativi per il controllo della varroasi. Particolarmente interessante è il protocollo del “Formico
Box” pubblicato da Giovanni Guido su l’apis, n. 9/2017 (consultabile su lapisonline).
Partendo da questo protocollo basato su Apifor 60 contenente il principio attivo
(p.a.) acaricida acido formico (ac. formico), investigheremo il ruolo della temperatura nell’abbattimento della varroa in sinergia con il principio attivo citato.
Se ti è piaciuta l’anteprima dell’articolo, abbonati per ricevere l’apis a casa!
