Al via un Decreto ammazza-bio? – Normativa

di Francesco Panella

Un’accesa e importante controversia che purtroppo prescinde dal dato principale di realtà… tra l’altro accertato anche e proprio grazie alle api!

L’insieme dell’agricoltura biologica italiana è eccellenza di grandi dimensioni e storia, tra le più importanti nella Ue sia per la quantità di produttori sia per l’estensione di terre coltivate ed entità degli allevamenti, compresa una considerevole percentuale
di aziende apistiche.

Il Wwf Italia e il mensile Il Salvagente hanno pubblicamente denunciato la bozza di decreto applicativo del Masaf sul comparto del biologico, il cosiddetto decreto Contaminazioni, in via di emanazione, per l’adozione di misure volte a “evitare la presenza involontaria di sostanze non ammesse nella produzione biologica”.

L’associazione ha pubblicamente sostenuto che se questa norma dovesse entrare in vigore a gennaio 2025, potrebbe costringere molte imprese ad abbandonare l’attività bio.

Questo perché da un lato un articolo della nuova norma stabilisce per i produttori limiti inverosimili alla contaminazione accidentale, mentre dall’altro, in un altro articolo, consente l’incremento dei residui accidentali di pesticidi negli alimenti bio proposti in vendita al consumo.

L’articolo 3 prevede “tolleranza zero” per le tracce di pesticidi nei prodotti biologici, bloccandoli anche quando si evidenzia una contaminazione accidentale di un pesticida rilevata analiticamente al di sotto dello zero tecnico, ovvero di 0,01 mg/
kg.

L’alimento (se il contaminante è solo uno) resta conforme, ma – a differenza di quello che succede ora va avviata un’indagine tramite cui l’ente certificatore deve appurare l’origine della contaminazione accidentale e garantire che “l’incidente” non si ripeta in futuro; il prodotto nel frattempo viene posto in “quarantena”, non è commercializzabile, e tocca all’agricoltore dimostrare la sua innocenza, anche quando si tratta di contaminazioni che in tutta evidenza non dipendono dal produttore ma dall’ambiente.

Franco Ferroni del Wwf: “Si tratta di una soglia al di sotto dello zero tecnico e pertanto è una cosa mai vista prima né in Italia né in Europa. Sembrerebbe un tentativo di marginalizzare il settore biologico in quelle zone dove si pratica l’agricoltura intensiva”.

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