
Alte concentrazioni di alcaloidi pirrolizidinici (PAs) possono essere pericolose. Un nuovo Regolamento Ue stabilisce i limiti massimi in: integratori alimentari a base di polline, polline e prodotti a base di polline. Osservatorio Nazionale Miele, Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna e Università di Padova hanno attivato una collaborazione per indagare il polline italiano
L’Efsa (European Food Safety Authority) ha iniziato ad occuparsi di alcaloidi pirrolizidinici (PAs) fin dal 2007 ). Si tratta di composti organici prodotti naturalmente da oltre 6.000 specie di piante principalmente erbacee, appartenenti in particolare alle famiglie delle Boraginaceae, Asteraceae e Fabaceae che rappresentano circa il 3% di tutte le piante con fiori presenti al mondo.
Gli alcaloidi pirrolizidinici (PAs) sono dei metaboliti secondari, prodotti come meccanismo di difesa dagli erbivori, che si possono accumulare in varie porzioni della pianta (semi, infiorescenze, foglie, stelo, radici, nettare e polline). Possono essere presenti in due forme: ammine terziarie e relativi N-ossidi (PANOs).
Il contenuto di PAs può variare a seconda della specie vegetale, del punto di accumulo, del tempo di raccolta e delle condizioni climatiche. Da tempo è nota la loro grave azione epatotossica nonché cancerogena e genotossica e possono causare morte nell’uomo e nel bestiame.
Queste sostanze, una volta introdotte nell’organismo, vanno incontro ad un rapido assorbimento attraverso il sistema gastroenterico e successiva metabolizzazione a livello epatico con trasformazione nei rispettivi «N-ossidi», con produzione di derivati
pirrolici (metaboliti attivi) con escrezione per via urinaria e biliare.
Possono causare problemi agli animali e all’uomo, in quest’ultimo possono causare tossicità acuta (ipertensione polmonare, insufficienza cardiaca, flebopatia veno-occlusiva ecc.) e tossicità cronica (cirrosi epatica), inoltre c’è il sospetto che possano
avere effetti genotossici, mutageni e cancerogeni.
Si tratta di un gruppo di più di 660 composti, caratterizzati dalla presenza di un gruppo azotato eterociclico, la «necina», 21 dei quali sono considerati i principali responsabili della tossicità.
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