APIMONDIA 2025 – In Viaggio

di Davide Freddi

Non tutti i viaggi sono uguali e il nostro è stato, forse, fuori moda. C’è chi prenota un aereo, fa il check-in online e in poche ore è a destinazione o chi, come noi tre, decide di attraversare mezza Europa in furgone per arrivare a København (sì, abbiamo anche fraternizzato con l’idioma locale).

I protagonisti di questa parte del racconto, oltre a chi vi scrive, sono tre: Max, amico, apicoltore valente e tecnico apistico di Unaapi, Yuvan, amico, apicoltore valente e
tecnico di inseminazione strumentale, e Cara.

Fermo subito la vostra fantasia: Cara non è una passeggera raccolta al Bar Oceano, ma il Volkswagen Caravelle che ci ha scarrozzato fino in Danimarca con la serena
potenza di chi sa il fatto suo. L’animo fiero, da tourer di lungo raggio, non è stato minimamente intaccato né dalle raccomandazioni del suo meccanico né dal suo passato burrascoso.

Alle nostre chiamate ha sempre risposto, orgogliosa: “Presente!”. Uno dei vantaggi di viaggiare con Cara è la dimensione “slow” con cui puoi affrontare il viaggio, una misura che per noi apicoltori non è mai scontata.

L’altro, è l’occasione di crescita personale e professionale fornita dall’affrontare l’ESPERIENZA a strettissimo contatto con i tuoi compagni di viaggio e da tutto quello che ne scaturisce durante il suo corso.

Stando a Maps, il percorso sarebbe durato diciassette ore. Ce ne sono volute ventisette. Complici la guida estremamente prudente di Yu, una carta d’identità dimenticata e il traffico sul fottuto San Bernardino.

A me non sono pesate: tra discussioni di tecnica apistica basica e avanzata, playlist rock a tutto volume, intero audiolibro sulle Olimpiadi di Città del Messico ’68 con
maxi approfondimento sul massacro di Tlatelolco, cena austriaca a base di kebab e wiener schnitzel conditi da goliardico bullismo rivolto all’autista di turno, il tempo è
letteralmente volato.

In viaggio ho imparato molto dai miei compagni.

Un esempio è l’importanza del rispetto dei protocolli come quello del fondamentale doppio controllo dei copiloti a ogni singola indicazione del navigatore. Oppure la
complessità intrinseca al processo decisionale democratico, sul quale ho dimostrato di avere diverse lacune. Ci devo lavorare molto: distinguere un vero ragionamento
democratico da un piccolo colpo di stato non è il mio forte, faccio confusione.

I miei comprensivi compagni hanno promesso di continuare ad aiutarmi per sviluppare le mie competenze e, con il loro aiuto, penso di potercela fare.

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