
Un furto, poi un altro furto, infine il ritrovamento e la sentenza.
Era il 2019, fine aprile; C camminava con il suo cane lungo un sentiero. Il suo cane decise di infilarsi in una radura e poi in una stradina, C lo seguiva.
A un certo punto C si blocca, dietro una recinzione c’è una casa, ma C non guarda la casa, nota degli alveari, quegli alveari li conosce. Facciamo un passo indietro, circa 2 mesi prima, a inizio marzo: C è dai carabinieri e sta denunciando il furto di 4 alveari.
Qualche giorno dopo C scopre che in un paese vicino un’altra apicoltrice, L, nello stesso periodo ha subito un furto di 10 alveari. C contatta L, si vedono e parlano dello sconforto e dell’amarezza che stanno vivendo.
Torniamo al momento del ritrovamento, C vede i suoi alveari dietro quella recinzione (gli alveari sono un po’ coperti con tolle di lamiera e un po’ camuffati con
della vernice), chiama il cane, torna a casa e telefona a L, perché tra gli alveari dietro la recinzione ce ne sono una decina simili alla descrizione che le aveva fatto L.
Le due apicoltrici si incontrano e avvertono i carabinieri. Con i carabinieri si trovano nella piazza del paese e insieme vanno alla recinzione. C’è un uomo nel giardino
di casa che appena li vede entra in casa e si mette a urlare di andarsene.
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