
Una delle fortune di vivere in una grande città d’arte come Roma è la possibilità di perdersi tra i vicoli del centro e, magari, ritrovarsi all’improvviso in uno dei meravigliosi palazzi storici romani per ripararsi da un temporale.
È così che, in un giorno d’autunno, sono quasi inciampato nella mostra dedicata a Maurits Cornelis Escher allestita a Palazzo Bonaparte, elegante edificio barocco del Seicento, celebre per essere stato la residenza della madre di Napoleone situato nei pressi di Piazza Venezia.
Da semplice rifugio dalla pioggia mi sono ritrovato metaforicamente incastrato nell’opera dell’artista olandese, incisore, litografo, xilografo, noto soprattutto
per le sue opere grafiche intricate che esplorano i concetti di simmetria, prospettiva, infinito e metamorfosi visiva.
Proprio quest’ultimo concetto ha catturato la mia attenzione raccogliendo e intrecciando la mia curiosità artistica alla passione per l’apicoltura.
La serie delle Metamorphosis è forse una delle più importanti opere di Escher, e probabilmente quella che più rappresenta il pensiero di un artista che fa della
geometria, al servizio della trasformazione continua della ciclicità dell’universo, il centro del suo operato.
Si tratta di tre grandi xilografie – stampe ottenute incidendo una matrice di legno – che raccontano un viaggio visivo nel quale l’artista si diverte a mostrare come alcune forme possano fluire in altre senza soluzione di continuità, unendo arte, logica e immaginazione.
Uno degli aspetti più affascinanti di queste opere è la gradualità: Escher evolve il motivo non interrompendo mai il flusso. Ogni passaggio è lieve, quasi impercettibile, eppure dopo pochi stadi si è già passati dall’astratto al figurativo, con l’effetto ipnotico di un’evoluzione naturale.
Proprio nella striscia xilografica, lunga sette metri, dal titolo Metamorphosis III (ma in parte anche in Metamorphosis II) possiamo ammirare un ampio tratto dedicato alla geometria dell’alveare. La figura astratta e seriale si trasforma lentamente in esagoni, che ancor più lentamente diventano favi che ospitano dapprima uova, poi larve, infine viene raffigurata la nascita delle api, che mutano ulteriormente in farfalle, per poi dissolversi nuovamente in figure astratte.
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