Il DNA è la chiave? – Mercato mondiale del miele

di Chiara Concari

Opportunità, limiti e nuove strade contro la sofisticazione del miele

La questione della sofisticazione del miele è al centro del dibattito apistico europeo. In occasione del congresso AAPI di Varese, la relazione di Bernhard Heuvel (Presidente dell’Associazione degli apicoltori professionisti europei EPBA) ha ricevuto una standing ovation, evidenziando l’urgenza di affrontare il problema della contraffazione del miele.

Heuvel ha sottolineato come il mercato sia ancora invaso da prodotti adulterati, mettendo a rischio la credibilità del settore e la fiducia dei consumatori. La necessità
di strumenti analitici affidabili e condivisi è emersa come prioritaria per garantire la qualità e l’autenticità del miele.

Tra i possibili strumenti si discute sempre più dell’utilizzo delle analisi del DNA: nuove tecnologie che promettono di migliorare il monitoraggio della qualità del miele, ma che sollevano anche interrogativi sulla loro affidabilità, sui costi e sulla reale applicabilità nel mercato.

Di seguito riportiamo due recenti contributi provenienti da ambienti scientifici diversi, cui si aggiunge una ricerca italiana del CNR, che illustrano opportunità e
limiti delle nuove frontiere analitiche.

Test del DNA per il miele: l’esperienza tedesca

Nel Deutsches Bienen-Journal, Sebastian Spiewok ha riassunto le principali discussioni emerse durante il congresso degli apicoltori professionisti austriaci,
tenutosi a Wels (Austria) nel mese di febbraio, incentrate sull’utilizzo dei test del DNA per rilevare la sofisticazione del miele.

Come già descritto nell’articolo di Gianni Alessandri, l’emittente televisiva austriaca ORF aveva commissionato analisi su numerosi campioni di miele provenienti dal mercato nazionale.

I risultati sono stati clamorosi: circa il 75% dei mieli analizzati ha mostrato segni di adulterazione, sollevando un grande allarme tra consumatori, apicoltori e distributori.

L’Associazione austriaca degli apicoltori professionisti, rappresentata dal dottor Ernst Brandl, ha sottolineato la necessità di evitare campagne scandalistiche e di lavorare invece in modo costruttivo con le catene di supermercati.

Il modello adottato è stato quello della collaborazione: i supermercati sono stati invitati a ritirare volontariamente i lotti sospetti e a destinare il miele adulterato
all’incenerimento, come misura precauzionale. Una simile esperienza era già avvenuta in Germania, dove i distributori avevano agito con prontezza pur
non essendovi ancora obblighi di legge specifici in materia.

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