
Opportunità o semplice curiosità? Dall’associazione Arpat un primo report sulle esperienze aziendali toscane
Gli apicoltori sono “naturalmente” curiosi, probabilmente anche per il fatto che le costanti nuove sfide degli ultimi anni necessitano di molta fantasia e curiosità per essere superate.
Prima di iniziare a descrivere la prova di inanellamento, vorrei raccontare una piccola storia di alcuni anni fa: nel 2008, la tecnica del confinamento della regina con le gabbiette era vista con non poca diffidenza dagli apicoltori, specialmente dai professionisti, preoccupati soprattutto dai tempi necessari per l’attuazione della
tecnica, le conseguenze sulla regina, l’effettiva necessità di adottare un sistema di lotta integrata in un momento nel quale la chimica sembrava avere ancora
molto da dire.
Con la mia associazione (Associazione regionale produttori apistici toscani) decidemmo comunque di fare una prova di campo di comparazione sull’impiego delle più comuni gabbiette disponibili.
Paolo Piazza e Pietro Maggiorelli sapevano che in Cina si utilizzavano delle gabbiette in bambù di non facile reperimento, ma caratterizzate da un costo veramente ridotto e, incuriositi, proposero di utilizzarle per una prova. L’ecommerce
non era ancora così evoluto come adesso pertanto la loro importazione non era
scontata, ma riuscirono comunque a farne arrivare un buon numero
alla Cooperativa Apitoscana.
Riuscimmo quindi a inserire anche queste gabbiette nella prova di campo che presentammo alla Commissione Sanitaria Unaapi (oggi Crt) del Dicembre 2008 a
Rimini; fui scelto io come relatore.
La prova andò bene e, nonostante l’indubbio scetticismo iniziale nei confronti del dispositivo orientale, non si evidenziarono particolari criticità nel suo utilizzo.
Oggi, fatti gli opportuni aggiustamenti nella scelta dei materiali utilizzati, possiamo ritenere quella Gabbia da Grilli, così definita a Rimini dai più “simpatici”, uno dei dispositivi maggiormente utilizzati per il confinamento delle regine.
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