
Uno studio dimostra per la prima volta una tecnica di amputazione in una specie di insetto
Le più grandi idee sono le più semplici
Il signore delle mosche – William Golding
“Allora Maria, di cosa parlerai nel prossimo articolo per lʼapis?”.
“Di formiche che amputano le loro compagne”.
“Ah…” – momento di silenzio – “Ma cosa centra?”.
Questa è una conversazione realmente avvenuta con mia mamma Roberta, lʼultima volta che sono passata a trovare i miei genitori. E potrei scommettere che appena avete letto il titolo, la stessa domanda è venuta in mente anche a voi. Perché, in un giornale che parla di api, agricoltura e ambiente, io dovrei invece scrivere di formiche? E perché per voi dovrebbe essere interessante? Ora, vi potrei dire tantissime cose per convincervi che il fatto che io impieghi il mio e il vostro tempo
a scrivere un pezzo che parla di formiche invece che di api o di altri impollinatori ha perfettamente senso.
Potrei propinarvi una lunga arringa scientifica in cui vi spiego lʼimportanza delle formiche nel nostro ecosistema, delle loro capacità di navigazione e comunicazione, e della bellezza e coerenza della loro organizzazione nel nido – che niente ha da invidiare alle nostre predilette ronzanti.
Lʼho già fatto altre volte, dilungandomi in tante (forse troppe?) righe in cui spiego per filo e per segno perché una ricerca è importante. Ma stavolta no. Stavolta vi chiedo di aprire le porte della vostra mente e, benché forse scettici, provare ad andare oltre e allungare lo sguardo oltre gli alveari di api.
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