
“Nessun riposo, nessuna tregua: ronzano all’alba, raccolgono la rugiada, sfiorano i fiori, volano, rinascono nel sole. Così passano i loro giorni, come brevi estati della vita”. Virgilio, Georgiche, IV, vv. 315-317
Il rispetto al limite della devozione che i romani osservavano nei confronti dell’Apis
mellifera è riportato nelle notevoli testimonianze di autori latini del calibro di Varrone, Columella e Plinio il Vecchio. Nei loro testi – spesso tecnici o dedicati alla Storia Naturale – risalta l’importanza della pratica dell’apicoltura nel tessuto
socio economico dell’Antica Roma.
Grazie a loro sappiamo che nei secoli tra Repubblica e Impero, l’apicoltura e l’ape si mescolavano nella quotidianità romana, diventando parte integrante della visione agricola, economica e spirituale della cultura del tempo.
Allevare api significava disporre di un bene prezioso: il miele addolciva i cibi, aromatizzava i vini, curava le ferite.
La cera era indispensabile per la scrittura e per i riti religiosi. Già all’epoca
le arnie erano oggetti artigianali sofisticati, costruite con sughero, terracotta o tronchi cavi, spesso disposte secondo regole precise per esposizione, umidità e distanza da fonti d’acqua.
Grazie a Plinio il Vecchio sappiamo che l’apicoltura a Roma era regolata da norme giuridiche: gli sciami in volo erano “res nullius”, cioè cose di nessuno, e chi riusciva a catturarli ne diventava proprietario.
Chi possedeva terre e poderi agricoli quasi sempre ricorreva anche alla pratica apistica e, nel Nord Italia, era in uso condurre una sorta di “transumanza apistica” o, se vogliamo, una specie di nomadismo ante litteram: gli alveari venivano caricati su zattere che risalivano il Po seguendo la fioritura delle piante spontanee.
Tutti questi saperi ci sono stati tramandati attraverso manuali dedicati prettamente
all’agricoltura o alle scienze naturalistiche.
Fu senza dubbio Virgilio, il più grande tra i poeti latini, a trasformare l’apicoltura
in un canto mitico, elevando l’ape a simbolo nell’immaginario collettivo dell’Antica Roma.
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