Osservare le api in sicurezza – Apicoltura

di Michele Valleri

La Gabbia di volo, un ottimo sistema per sensibilizzare l’opinione pubblica e per differenziare la propria offerta aziendale

Chi vive di api lo sa bene: anche quando non siamo in apiario, finiamo a parlare di apicoltura.

È un mestiere che affascina, capace di incuriosire anche chi raramente mette piede fuori città e fatica a distinguere un’ape da un calabrone.

Allo stesso tempo, gli apicoltori sono le prime “vittime” del declino degli impollinatori, ma la questione ambientale riguarda l’intera collettività. Sensibilizzare
l’opinione pubblica – e, attraverso di essa, anche la sfera politica – diventa quindi parte integrante del lavoro degli apicoltori e di qualunque associazione.

Da qui nasce una domanda semplice: perché non condividere questa passione con chi desidera avvicinarsi al nostro mondo e magari sensibilizzarlo su tematiche a noi care come la salvaguardia delle api e degli impollinatori?

Perché non portare le api in città anziché “scomodare” il cittadino?

Gabbie di volo
Quando un’associazione apistica decide di comunicare tematiche apistiche, non può limitarsi a parlare di api: deve trovare modi concreti per farle vedere, vivere e capire.
È qui che entrano in gioco gli Apiari da osservazione, strumenti che stanno rivoluzionando il modo di fare divulgazione.

Da qualche anno, infatti, sempre più realtà – associazioni, Comuni, fattorie didattiche, aziende agricole – hanno iniziato a realizzare spazi dedicati dove le persone possono assistere al lavoro dell’apicoltore senza alcun rischio.

Questi apiari non nascono per produrre miele, ma per raccontarlo: sono il luogo dove la comunicazione diventa esperienza e la didattica incontra la sicurezza.

Spesso vengono chiamati Gabbie di volo, termine non corretto perché le api sono libere, ma che rende bene l’idea della loro funzione: avvicinare il pubblico all’attività dell’alveare senza obbligare alla vestizione completa, mantenendo comunque una separazione fisica che protegge persone e api.

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