(17 febbraio 2025)
La redazione di l’apis
Riesce sempre ad attirare la curiosità degli apicoltori Daniele Besomi, apicoltore e ricercatore indipendente svizzero. Giovedì 30 gennaio, a metà mattinata, la sala dell’Unahotel di Varese, dove è in corso il 39° Congresso Aapi, è piena. Il relatore, presentando dati, misure, esempi e curiosità che raramente un apicoltore ha la possibilità di ascoltare, è riuscito ad argomentare in modo molto efficace la tesi che ha ispirato e continua a ispirare il suo lavoro: è il clima, all’interno e all’esterno dell’alveare, uno dei fattori più critici fra quelli che possono creare problemi all’apicoltore. In particolare, la relazione presentata a Varese si è focalizzata sulle dinamiche del lavoro notturno delle api per asciugare il nettare nei periodi di raccolto, in relazione al clima. Il relatore ha posto l’accento su come le temperature, interne ed esterne all’alveare, possano influire pesantemente sull’efficienza con cui le api disidratano il nettare. Il problema del miele sempre più umido, che sta diventando il cruccio di molti apicoltori, è in quest’ottica una questione di bilancio energetico degli alveari: le api hanno bisogno di temperature esterne molto più basse rispetto a quelle interne per riuscire a sfruttare la capacità dell’aria, che si secca scaldandosi a contatto col nido, di assorbire umidità dal nettare in trasformazione. Se da un lato le notti sono sempre più calde, tanto che sempre più spesso si parla di notti tropicali, e dall’altro le api non possono innalzare la temperatura del nido oltre i limiti di benessere della covata, va da sé che il gradiente termico tra esterno e interno dell’alveare, che va riducendosi, è sempre più sfavorevole al processo di asciugatura del miele.
Dovremmo quindi aspettarci, nel prossimo futuro, di assistere impotenti a un miele che rischia sempre più spesso di fermentare quando è ancora presidiato dalle api? Come ha sintetizzato molto bene lo stesso Besomi nella breve intervista video rilasciata a l’apisnews l’apicoltore può fare qualcosa di molto concreto per evitare i problemi del miele, agendo sull’efficienza termica delle arnie.
La questione sarà uno dei temi caldi della stagione 2025 di l’apis e rimandiamo quindi il lettore ai prossimi numeri della rivista, dove potrà approfondire l’argomento con articoli firmati dallo stesso Daniele Besomi. Per il lettore curioso, ricordiamo che l’apis ha già pubblicato, sempre dello stesso autore, un dossier che introduce perfettamente la questione.
Tornando al Congresso, dopo Daniele Besomi è toccato ad Antonio Carrelli, apicoltore e tecnico di Apas Campania, affrontare la questione dell’umidità del miele. Il relatore ha parlato delle operazioni che l’apicoltore può fare per ottimizzare e stabilizzare l’umidità del miele in laboratorio, ponendo l’accento sul fatto che la capacità di creare e mantenere un ambiente asciutto nei magazzini di stoccaggio melari e nei locali di smielatura sia ormai da considerare come una delle strategie cardine di adattamento al cambiamento climatico, che le aziende apistiche sono chiamate ad adottare per salvaguardare la qualità del loro prodotto.
Carrelli si è poi riallacciato al discorso di Daniele Besomi, sottolineando come in realtà sia ormai indispensabile curare l’aspetto umidità del miele dal momento in cui le api raccolgono il nettare fino al vasetto, soprattutto nelle regioni del Sud Italia dove le notti tropicali sono un fenomeno ormai consueto. Ha quindi annunciato un progetto di Apas Campania per un apiario sperimentale in cui, anche grazie alla collaborazione con Besomi, si andrà a valutare l’impatto della coibentazione delle arnie sulla produzione e sulla qualità del miele. Carrelli ne ha parlato anche ai microfoni di l’apisnews.
L’obiettivo è quello di valutare quanto l’apicoltore possa davvero mettere in campo per difendere le proprie api e il miele dall’aumento delle temperature e, come avete potuto ascoltare dalla voce di Antonio Carrelli, i dettagli e i risultati di questa interessantissima prova saranno affidati, prossimamente, alle pagine di l’apis.
