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Politica e mercato al 39° Congresso Aapi

di Luca Bosco

La politica e le politiche che riguardano il settore e il mercato del miele sono state oggetto di molti interventi al 39° Congresso Aapi, soprattutto nella giornata di giovedì 30 gennaio. Riportare ai nostri lettori contenuti e dinamiche dei vari interventi sarebbe un’operazione che richiederebbe molte pagine ma che in fin dei conti riuscirebbe a dire davvero poco a chi non era presente in sala a Varese. Le parole, infatti, specialmente quando si tratta di politica, sono sempre molto belle ma sono i toni, le posture e l’entusiasmo di chi le pronuncia a renderle più o meno vere. Riteniamo quindi molto più utile fare il punto sulla giornata politica della Professionisti facendoci interpreti delle reazioni e dei commenti degli apicoltori che come sempre, fuori dalla sala e nei loro discorsi con i colleghi, diventano il vero termometro di come sta andando il Congresso. 

Molto apprezzati gli interventi di Giuseppe Cefalo, presidente Unaapi (che però giocava in casa, con pubblico amico), e di Luigi D’Eramo, sottosegretario con delega all’apicoltura al Masaf. In particolare il sottosegretario, collegato in diretta dal suo studio, ha saputo parlare una lingua comprensibile agli apicoltori e, al di là delle promesse di rito, ha trasmesso l’impressione, e per alcuni quasi la certezza, di avere come contatto al Ministero qualcuno che ha davvero compreso le complessità e i problemi del settore.

Giuseppe Cefalo, Unaapi, Foto di Giovanni Guido

Più scettici si sono mostrati invece gli apicoltori nei confronti degli esponenti politici regionali lombardi che hanno preso la parola. Le belle parole e le promesse non sono di certo mancate ma la ritualità, almeno stando alle impressioni della sala, ha un po’ preso il sopravvento sui contenuti. Nessun giudizio negativo ma, soprattutto da parte degli apicoltori lombardi, un diffuso “vedremo se si ricorderanno di averlo detto”. 

Sulla questione del mercato del miele e delle politiche che potrebbero renderlo più equo per gli apicoltori la sala si è mostrata molto attenta alle parole di Cefalo e D’Eramo sul Sistema di Qualità Nazionale (SQN) (per approfondire: articolo dal sito Ismea e articolo l’apis “Promozione della Qualità: campagna nazionale per i prodotti apistici italiani“) e a quelle di Riccardo Pelani, Copa-Cogeca Policy Advisor, sulle iniziative in atto, a livello europeo, per la definizione di criteri comuni su analisi, tracciabilità e qualità del prodotto (per approfondire: Direttiva colazione – sito parlamento europeo e Direttiva Colazione – sito Ansa).

Gli apicoltori, fuori dalla sala, si sono dimostrati consapevoli che gli strumenti tecnici e politici a cui si sta lavorando, sia a livello italiano che europeo, sono assolutamente validi ma “richiedono tempo e noi di tempo, purtroppo, non ne abbiamo più”.

Luigi D’Eramo, sottosegretario di Stato al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Foto di Giovanni Guido


Gli interventi che però, per motivi diversi, hanno alimentato di più i confronti all’esterno della sala sono stati quelli di Bernhard Heuvel che ha letteralmente entusiasmato, e di cui parliamo qui (Fino a quando il mercato del miele non sarà ripulito!), e quello di Raffaele Terruzzi, Unionfood, che, almeno stando alle sue parole, ha portato al Congresso ottime notizie. Abbiamo chiesto a un apicoltore di poter riportare qui il suo commento alla relazione di Terlizzi perché ci è sembrato particolarmente significativo. L’apicoltore, 47 anni, ha acconsentito, anche se ha preferito rimanere anonimo: “ci ha detto che portava buone notizie: gli italiani mangiano più miele e i supermercati ne vendono di più, anche se il prezzo è sceso un po’. Sono buone notizie, un po’ meno quella del prezzo, ma se si vende di più… Secondo me i problemi con le buone notizie sono arrivati quando ha cominciato a presentarci i numeri del miele in commercio…Non ricordo precisamente le quantità esatte riportate e non sono un matematico ma a spanne io l’ho vista così: in Italia, l’anno scorso, abbiamo esportato più o meno 6.000 tonnellate di miele, si presume fatto da noi; ne abbiamo però importate più o meno 18.000 e cioè, se non ho capito male, di più di quello che si riesce a vendere in Italia nel circuito della GDO. Quindi, se non si è sbagliato lui da qualche parte e se i miei calcoli sono giusti, è vero che ci sono italiani che mangiano più miele, che gli scaffali sono sempre forniti… ma è anche vero che ci sono sicuramente decine di migliaia di fusti di miele italiano invenduti, da qualche parte. Non sono un matematico, lo ripeto, ma se penso ai fusti in magazzino temo che abbia ragione. Queste, però, io non le chiamo buone notizie…

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