Sguardo al mercato del miele all’interno dell’UE – Notizie da Bruxelles

di Anna Ganapini

Il paradosso di sistemi interconnessi

In occasione dell’ultima riunione di Dialogo Civile con la Commissione europea, il 18 settembre 2025 a Bruxelles, sono stati presentati, per la prima volta, dettagli sul mercato interno di miele nell’UE.

Osservare i flussi di miele tra Stati membri è utile e interessante per acquisire una visione d’insieme delle logiche di mercato che coinvolgono anche l’Italia. Fissiamo qualche punto di carattere generale per poi arrivare al nostro focus.

Scambi commerciali con Paesi terzi
L’UE è il secondo produttore di miele al mondo dopo la Cina, come potete vedere nel grafico a torta (figura 1).

Il mercato europeo è autosufficiente solo per il 60% poiché le produzioni degli apicoltori dell’UE non bastano per soddisfare i consumi. Pertanto le importazioni da Paesi terzi sono necessarie per coprire il resto della domanda interna.

I maggiori importatori sono la Germania e il Belgio che rappresentano il 43% sul totale del miele importato da Paesi terzi. Nel complesso, le importazioni superano le esportazioni.

Ne consegue che il bilancio commerciale dell’UE è negativo (figura 2).
Scambi commerciali tra Stati membri Oltre a importazioni ed esportazioni da e verso Paesi terzi, il mercato interno dell’UE è caratterizzato da rilevanti flussi di miele movimentati tra uno Stato membro e l’altro.

In generale, i mercati sono interconnessi e si riscontrano veri e propri effetti di
“vicinato” (figura 3).

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