
Nell’universo dell’assistenza tecnica in apicoltura ci sono due grosse novità: un’associazione di tecnici apistici e una norma UNI che li riguarda. Per gli apicoltori, per i tecnici apistici, per chi vorrà fare in futuro il tecnico apistico, è adesso tutto più chiaro
In Italia l’apicoltura negli ultimi 40 anni è mutata molto: logistica, attrezzature, tecnologie, selezione, nuove scoperte sulle api e sui prodotti dell’alveare,
nuove scoperte sul rapporto api e ambiente, su api e agricoltura.
A questo percorso di crescita si sono aggiunti anche importanti interventi normativi, con regolamenti specifici dell’Unione Europea e una legge nazionale dedicata interamente al settore apistico.
Quella che in passato era stata considerata solo un’attività marginale, spesso legata all’autoconsumo, nel tempo si è specializzata. Per molti apicoltori è diventato un lavoro (come lavoro principale o come integrazione) che ha comportato dedizione e che ha prodotto un reddito.
Con il tempo questi apicoltori di professione hanno avuto la necessità di unirsi (in consorzi, in associazioni, in cooperative) per diventare più forti, per tutelarsi,
per fare pressioni politiche più efficaci.
Queste realtà hanno avuto bisogno di fornire ai propri soci un’assistenza tecnica qualificata.
Circa trent’anni fa, proprio da questa esigenza, hanno preso forma le prime collaborazioni con una nuova figura professionale: il tecnico apistico.
E’ successo in apicoltura quello che succede in ogni settore economico in espansione: la creazione di specialisti capaci di fornire supporto tecnico, consulenza e innovazione. Tutto semplice quindi? Tutto è filato liscio? Mica tanto…
Sin da subito è emerso un problema cruciale: sul mercato del lavoro non esistevano regole chiare.
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