
Dopo aver individuato e organizzato la postazione per le arnie, arriva il momento di pensare al loro acquisto e la domanda è quasi inevitabile: meglio arnie nuove o arnie ricondizionate?
«Dio li benedisse e disse loro:
Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggio-
gatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del
cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
(Genesi 1,28)
Caro apicoltore in erba,
era il 1981. Avevo dieci anni e, durante il corso di catechesi per la Prima Comunione, mi ponevo una domanda che allora mi sembrava fondamentale: perché le api non erano citate esplicitamente nella Genesi?
Avevo finito per convincermi che fossero rimaste fuori dal disegno divino e che mio padre, apicoltore, avesse compiuto una sorta di miracolo riuscendo ad allevarle.
Un eroe!!
Il parroco, pur non mostrando grande sensibilità pedagogica, tentò una spiegazione: il termine ebraico remes, tradotto come “strisciare”, indica in realtà tutti gli esseri viventi che si muovono a contatto con la terra, includendo anche insetti e piccoli animali.
Eppure, l’idea di accomunare l’ape, insetto nobile, creatura libera di volare, produttrice di dolcezze prelibate, a serpenti e roditori non mi convinceva affatto. E
poi, in fondo, mio padre Remo era già un eroe.
Con il tempo ho compreso che quel passo della Genesi non assegna all’uomo un potere assoluto, ma un compito. Una benedizione che è, prima di tutto, una responsabilità. Le parole soggiogare e dominare, lette fuori dal loro contesto, sono state spesso tradotte o forse travisate come un’autorizzazione allo sfruttamento.
Ma una lettura più attenta suggerisce un significato diverso: non arbitrio, bensì governo; non imposizione, ma custodia.
Applicato all’apicoltura, questo principio diventa evidente. Le api non vanno dominate. Vanno accudite, osservate, governate con misura. L’apicoltura non è un esercizio di forza, ma un equilibrio delicato tra intervento e attesa, tra tecnica e rispetto dei tempi biologici della colonia. Non tutto ciò che è possibile fare è anche opportuno fare.
L’apicoltore non è il padrone dell’alveare, ma il suo amministratore. È chiamato a comprendere prima di agire, a intervenire solo quando necessario, a riconoscere i limiti oltre i quali l’azione diventa danno.
Questa rubrica nasce con l’intento di offrire agli apicoltori in erba strumenti di comprensione prima ancora che soluzioni operative. Perché senza una corretta
interpretazione del proprio ruolo, anche la migliore tecnica rischia di perdere il suo senso.
Metto a disposizione le conoscenze maturate nel tempo, con l’auspicio che possano diventare spunto di riflessione e di confronto. Seguitemi: proveremo in-
sieme a venirne a capo.
Articolo presente sul n.2-2026.
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