
Gli apicoltori europei uniti contro le frodi
È una vera tempesta mediatica quella che si è scatenata sulla questione del miele adulterato che sta invadendo l’Europa.
Nelle ultime settimane sono innumerevoli gli articoli, i servizi e i documentari televisivi che oltralpe hanno richiamato l’attenzione su questo problema che sta mettendo in ginocchio gli apicoltori europei e che inganna i consumatori.
All’origine la notizia che, in Germania e in Austria, la percentuale di miele adulterato in vendita nei supermercati andrebbe ben oltre il 46% rilevato a livello europeo, raggiungendo anche l’80%. Come noto, a marzo 2023, l’azione coordinata dell’UE “From the hive” (OLAF, DG SANTE e CCR) ha rivelato che il 46% del miele importato nel Vecchio Continente è sospetto di adulterazioni e non rispetta le disposizioni della “Direttiva Miele” (che stabilisce definizioni, denominazioni e regole comuni sulla
composizione e i requisiti di qualità e di etichettatura del miele).
Un tasso notevolmente superiore a quello del 14% registrato nel 2015-17.
L’attesa revisione della Direttiva, pubblicata a maggio 2024, prevede “l’istituzione di un laboratorio di riferimento dell’Unione per il miele al fine di migliorare i controlli e individuare i casi di adulterazione attraverso metodi armonizzati e di analizzare sistematicamente il miele avvalendosi dei metodi di prova più recenti per accertare l’autenticità e la qualità del miele.
La Commissione, tenendo conto delle norme internazionali e del progresso tecnico,
adotta, entro il 14 giugno 2028, atti di esecuzione che stabiliscono i metodi di analisi per individuare il miele adulterato”.
Quattro anni. Un tempo d’attesa tutt’altro che breve per i produttori europei che già resistono a fatica e con enormi sacrifici, spinti ai margini di un mercato europeo che importa “miele” a 1,80 €/kg e offre per il loro prodotto prezzi ben al di sotto dei costi di produzione.
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