
Prova di campo di Apilombardia nata dalla constatazione che negli ultimi anni si è diffuso sempre di più l’ingabbio su favo, grazie alla disponibilità sul mercato di gabbioni a costo contenuto e di gabbie autocostruite. Ma è da ingabbiare un favo vuoto o uno con covata?
Introduzione
I vantaggi dell’ingabbio di favi sembrano notevoli rispetto all’uso di gabbiette di piccola dimensione, sia in termini di accettazione delle regine che di capacità di trappolaggio delle varroe, coadiuvando meccanicamente il trattamento a base di acido ossalico gocciolato.
In passato era disponibile solamente la gabbia GB (dall’ottima fattura costruttiva, è costituita interamente in lamiera zincata, ma dai costi elevati). Secondo le informazioni del produttore, si consiglia di utilizzarla con favi contenenti covata a vari stadi di sviluppo. Se invece si usano favi già costruiti ma vuoti da magazzino, la regina li deporrebbe completamente in breve tempo, compromettendone la funzione di trappola e precludendo la possibilità alla regina di continuare a deporre (https://www.mielebianchi.it/gabbia-GB.php).
Nella pratica apistica, tuttavia, si sono affermate due modalità differenti di utilizzo dei gabbioni.
La prima consiste nell’utilizzare un favo di covata mista prelevato dall’alveare al momento stesso dell’ingabbio, la seconda prevede i arrivare in apiario con i
gabbioni già pronti, con un favo costruito conservato in magazzino già inserito all’interno.
Questa seconda modalità permette un notevole risparmio di tempo al momento dell’ingabbio, ma viene spesso sconsigliata per i motivi sopra esposti.
La presente prova di campo ha cercato di verificare quindi se l’utilizzo di un favo costruito da magazzino diminuisse l’efficacia nell’intrappolare la varroa rispetto
all’uso di un favo di covata mista prelevato dall’alveare stesso al momento dell’ingabbio. Oltre a verificare tale ipotesi sono stati valutati gli eventuali effetti
avversi sulle regine.
Per eseguire la prova, è stato utilizzato uno dei cinque apiari sperimentali associativi di Apilombardia, ovvero quello situato a Missaglia, in provincia di Lecco, in un’area caratterizzata da boschi cedui, prati stabili e seminativi. I principali, ma ormai saltuari, flussi nettariferi di questa zona sono rappresentati da acacia e castagno. La prova è stata eseguita nel mese di luglio per due stagioni consecutive (2022-23).
Se ti è piaciuta l’anteprima dell’articolo, abbonati per ricevere l’apis a casa!
