E se facessi il VEC su tutte le famiglie? – Sanità apistica

di Andrea Fissore, Ulderica Grassone e Paulin Takumbo

Il controllo della varroa a tappeto come pratica aziendale

Un giorno di maggio 2021, ormai in piena crisi esistenziale per il mancato raccolto dell’acacia, un associato Aspromiele, apicoltore astigiano puntiglioso e intraprendente, ci ha contattato e proposto di seguirlo in una nuova avventura apistica. “Ma se facessi il VEC su tutte le famiglie, anziché solo su 8 per apiario? Cosa ne pensate?”.

Già da qualche anno, infatti, Paulin aderisce al progetto UNAAPI di monitoraggio della varroa tramite VEC, ma la proposta lanciata era intrigante: pochi incontri
per organizzare operativamente i lavori e una nuova prova di campo prendeva avvio.

Paulin gestisce un’azienda biologica di circa 170 alveari in produzione, nomade per necessità tra le sue colline astigiane, zona mantenuta per la produzione dell’acacia, e la montagna, dove raccoglie tiglio, castagno e millefiori. Una piccola parte delle colonie rimane invece stanziale, vicino a casa, per la produzione di pappa reale e l’allevamento di api regine.

Il controllo della varroa, da alcuni anni, passa attraverso un doppio blocco artificiale della covata, uno estivo e uno invernale, seguito da somministrazioni di acido ossalico.

Cosa abbiamo voluto verificare, quindi, con questo lavoro?

  • Abbiamo voluto dare una risposta a tre domande.
  • È operativamente fattibile e sostenibile per un’azienda effettuare il controllo VEC (anzi al plurale, i controlli VEC, essendone previsti 3) su tutti gli alveari avendo una forza lavoro esigua e già oberata dalle mille faccende aziendali?
  • Passare dal VEC per apiario al VEC per singolo alveare può fornire informazioni aggiuntive utili e può essere di aiuto reale nella gestione aziendale?
  • Dal punto di vista strettamente economico, il lavoro dedicato ha una ricaduta positiva che va quantomeno a pareggiare l’investimento umano?

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