
Wilson e Hölldobler si soffermano spesso sulle doti guerriere che caratterizzano la maggior parte delle formiche e sugli impressionanti dati quantitativi che le distinguono:
• il “peso” di tutte le colonie viventi pari a quello degli essere umani viventi;
• la popolosità di alcune specie e famiglie calcolata in diversi milioni di individui;
• la longevità delle regine in cattività misurata in decine di anni;
• la capacità di ovo-deposizione di alcune regine superiore a centinaia di migliaia di uova/anno.
I conti a casa delle formiche riescono ad essere strabilianti, ciò nonostante le formiche vivono in equilibrio nei loro habitat. E così, nel concludere la loro esplorazione scientifica, i due entomologi/naturalisti sollevano lo sguardo dalle loro amate e ‘umili’ formiche, per rivolgersi in questo modo ai loro lettori: ‘Siamo la prima specie che è divenuta una forza geofisica, alterando e distruggendo ecosistemi, perturbando il clima stesso del pianeta. La vita non scomparirebbe mai per
azione delle formiche o di qualsiasi altra creatura selvatica – per quanto dominanti esse possano diventare. L’umanità al contrario, sta distruggendo una larga
parte della biomassa e della diversità della vita: un successo che è una misura perversa del nostro dominio biologico.
Lo sfondo evoluzionista da cui le formiche erano emerse come tema centrale di studio e ricerca di Wilson, diventa ora esso stesso protagonista in quanto biodiversità sottoposta alla pressione erosiva di una specie letteralmente unica nel suo genere, Homo sapiens.
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