Ennesimo anno di guerra – Nemici delle api

di Giovanni Caronia

Cambio strategia, poi Vespa orientalis capisce e cambia strategia, allora io ricambio strategia…

Tiri fendenti nell’aria, appoggi delicato sulle casse, metodico e rassegnato, con la tua paletta bianca, una tavoletta di faesite bianca con una bacchetta di legno avvitata a mo’ di manico.

Ti sei convinto che il bianco o il giallo ne attirino di più del marrone del legno o del cartone. Forse perché le prime vespe invischiate nella colla, agitandosi impotenti richiamano meglio sullo sfondo bianco le compagne in spasmodica ricerca di prede, di qualunque tipo, anche di quelle che un attimo prima erano sorelle.

Qualcuno dovrebbe fare delle osservazioni scientifiche.

Non hai tempo. Vai avanti da mezz’ora. Hai già pulito due volte la paletta delle decine di vespe incollate che non lasciano più spazio alle nuove da incollare.

Dapprima ti pare che diminuiscano, che quell’agitarti serva a qualcosa, ma arrivano ad ondate e imparano a starti alla larga. Catturarle diventa più difficile, sono sempre troppe.

37 gradi all’ombra, 77 anni. Non c’è partita. La vecchiaia è questa. Quando ti accorgi di non potere più accettare la sfida. L’aria immobile, tanto umida che ti sembra di respirare acqua. Rimandi a domani il lavoro che si accumula implacabile. Settimana dietro settimana si trascina una estate ogni anno più lunga.

Siamo ad agosto e non piove da aprile. Rimandi ingabbio e trattamenti e ti ritrovi a ottobre che ancora devi cominciarli. Ogni anno i carduboli cominciano qualche giorno prima, finiscono qualche giorno dopo.

Li chiamiamo così nel palermitano, carabuboli nel siracusano, sgaramuli, tabbani sui Nebrodi, ecc. Il siciliano non è un dialetto, è una lingua. Nel duecento ci mancò tanto così che non diventasse la lingua italiana.

Nei vari luoghi dell’isola si parlano i dialetti del siciliano. L’altro giorno a pranzo Sebastiano da Zafferana parlava senza italiano. Lo guardavo con un sorriso ebete, sperando che non stesse dicendo di qualche disgrazia, perché non capivo una sola parola del suo dialetto.

Nel 2007, quando mi accorsi del problema della Vespa orientalis e cominciò il tam tam tra gli apicoltori della costa palermitana, l’esplosione demografica della vespa ti costringeva a reagire dalla metà di agosto. Ai primi di ottobre era tutto
finito, cercavano solo miele.

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