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Fino a quando il mercato del miele non sarà ripulito!

(14 febbraio 2025)

La redazione di l’apis

È stata accolta da una vera e propria standing ovation la relazione di Bernhard Heuvel, capace di dare agli apicoltori riuniti giovedì 30 gennaio a Varese nella sala del 39° Congresso Aapi un brivido di speranza e orgoglio, emozioni assai rare di questi tempi quando si parla di mercato del miele. Sono stati proprio la determinazione e la passione del presidente dell’Associazione degli apicoltori professionisti europei (EPBA) i veri contenuti della sua relazione, ed è stato il suo invito a reagire subito, con forza, per non inginocchiarsi davanti al cinico mercato del finto miele, ad essere accolto con più entusiasmo: AVANTI, TUTTI INSIEME, FINO A QUANDO IL MERCATO DEL MIELE NON SARÀ RIPULITO! 

A sinistra: Bernhard Heuvel, presidente EPBA – a destra: Gianni Alessandri, presidente AAPI
Foto di Giovanni Guido

“Braveheart”, così una voce dalla sala ha subito battezzato Heuvel, ha raccontato agli apicoltori professionisti italiani i passaggi e le scoperte dell’iniziativa che nel 2024 ha portato l’EPBA a smascherare gli attori e le dinamiche che infiltrano capillarmente il finto miele sul mercato europeo. I rappresentanti dell’Associazione sono riusciti a procurarsi dei campioni di “miele” dichiaratamente non autentico, hanno comprato vasetti di miele nei supermercati, hanno raccolto miele direttamente dagli apicoltori e hanno consegnato il pacchetto di campioni a un laboratorio estone, per un confronto analitico. Le analisi effettuate, basate sull’indagine dei DNA presenti nel miele, hanno mostrato come la quasi totalità dei vasetti acquistati nei supermercati avesse un profilo genetico molto simile se non identico a quello del prodotto dichiaratamente non autentico; in alcuni casi il prodotto etichettato come miele e presente sugli scaffali dei supermercati non conteneva nemmeno il DNA delle api! L’iniziativa dell’EPBA ha suscitato notevole clamore mediatico in molti Paesi europei, dove ha conquistato le prime pagine dei giornali e spazi di dibattito in tg e programmi radiofonici. In Italia la notizia non ha trovato spazio nell’informazione meanstream e l’apis è stata la prima rivista a pubblicare un report sull’argomento, che potete trovare qui.

Immediata la risposta, negli scorsi mesi, da parte di chi si è sentito danneggiato dalla comunicazione degli apicoltori, e di alcuni laboratori specializzati in analisi del miele, nemmeno troppo velatamente accusati di non essere in grado di riconoscere le truffe; l’analisi fondata sull’indagine del DNA non è accreditata e non è riconosciuta a livello continentale come metodo per le indagini sul miele e per questo i risultati ottenuti dall’EPBA non sarebbero né attendibili né probatori: questa la loro posizione. 

Heuvel si è mostrato consapevole del fatto che il metodo analitico non può attualmente produrre prove inconfutabili e valide in tribunale ma ha posto l’accento sul valore tecnico dei referti ottenuti con l’analisi del DNA e ha invitato gli apicoltori a investire sul metodo analitico, che nel prossimo futuro potrebbe rivelarsi prezioso per risolvere il problema delle adulterazioni. 

Gli apicoltori riuniti nella sala del Convegno hanno anche avuto modo di capire come funziona l’analisi del DNA ascoltando la relazione di Micheal Traugott e Anna Mutti, ricercatori dell’Università di Innsbruck, esperti di ecologia ambientale e animale. I relatori hanno illustrato il metodo e hanno riportato esempi concreti, che hanno reso chiaro quanto possano risultare diversi i profili genetici del miele autentico e del finto miele. 

Da sinistra: Michael Traugott, Gianni Alessandri, Anna Mutti
Foto di Giovanni Guido

Nel dibattito che ha seguito le relazioni i due ricercatori hanno avuto modo di ribadire l’enorme potenziale della tecnica analitica, sottolineando contemporaneamente però quanto occorra ancora lavorare per inserire il metodo tra quelli ufficialmente riconosciuti per le indagini sul miele a livello europeo. 

A una domanda specifica Anna Mutti ha poi risposto che il metodo è promettente ma che va pensato, in ottica futura, come uno dei metodi analitici applicabili, contemporaneamente ad altri, in sede di indagine sull’autenticità. Il profilo genetico del miele, così come quello zuccherino, può essere infatti tecnicamente falsificato. Ciò non toglie che in questo momento, con i truffatori completamente impreparati, i risultati delle analisi sul DNA siano molto validi, affidabili ed efficaci nello smascherare pubblicamente l’imbroglio. 

Proprio questa riflessione ci consente di porre un particolare accento sul valore mediatico dell’iniziativa dell’EPBA e sulla forza, soprattutto emotiva, dell’appello di Heuvel, che ha lanciato un messaggio chiaro agli apicoltori presenti a Varese e in generale, negli ultimi mesi, all’opinione pubblica europea: gli apicoltori non ci stanno a veder morire le loro aziende e sono disposti a tutto pur di smascherare una truffa che si compie ai danni dei consumatori e delle aziende apistiche, ma anche delle api, che senza apicoltori rischiano di non riuscire a garantire la sussistenza dell’ambiente e dell’agricoltura europei. La battaglia per il miele autentico è per questo motivo e a pieno titolo una battaglia per l’Europa, così come la conosciamo e la viviamo.

Per l’apicoltore interessato rimandiamo qui agli articoli che l’apis ha pubblicato, durante le scorse stagioni, sull’argomento DNA del miele: Luca Fontanesi (l’apis 5 2018 e l’apis 7 2020) ed Enrico Ercole/Gruppo biomonitoraggio Aspromiele (l’apis 2 2024 e l’apis 4 2024).

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