Gli amici che non ti aspetti – Agricoltura e api

di Luca Bosco

L’ego agroindustriale e l’apicoltura di domani

Per il numero di agosto (6/2020) di questa rivista avevo scritto un articolo molto critico nei confronti di chi aveva autorizzato e utilizzato l’abamectina per il contrasto all’eriofide del nocciolo, principio attivo che aveva creato problemi enormi alle MIE api. A pochi mesi di distanza da quella presa di posizione sono qui a interrogarmi se davvero avessi ragione nell’arrabbiarmi così tanto perché in fondo A ME quel trattamento sul nocciolo ha risolto un problema enorme e potrebbe farlo ancora, in modo sistematico e risolutivo, anche in futuro. Quando ho scritto quell’articolo, però, ancora non lo sapevo. Lo spunto per questa retromarcia me l’ha data un corilicoltore con una discreta conoscenza dell’apicoltura a cui avevo fatto notare che per risolvere il SUO PERSONALE problema aveva creato casini a me e, anche se in misura meno quantificabile, all’ambiente in
cui entrambi viviamo. Lui mi aveva dato una risposta illuminante (con il senno di poi), rigirandomi la domanda: “Ma tu ti curi delle conseguenze sull’alveare quando cerchi di risolvere il TUO problema più grande, la varroa?”. Sul momento ho provato a spiegargli che le cose non stavano proprio in questi termini, eccetera eccetera ma mi sbagliavo. L’ho trattato male prima di sapere quale contributo aveva dato alla mia azienda. Ora che so che l’abamectina può risolvere il MIO problema più grande mi rendo conto che lui aveva ragione: che importanza hanno le conseguenze
quando troviamo il modo di risolvere i NOSTRI problemi? Se poi il problema ce lo risolve qualcun’altro perché arrabbiarsi? Occorre tornare a essere riconoscenti e ringraziare chi ti da una mano, soprattutto se lo fa a costo zero. Per rendervi più chiaro quanto sia potenzialmente preziosa l’abamectina per l’apicoltura professionale proverò a illustrare la mia esperienza di quest’anno come se si fosse trattato di una prova di campo, effettuata da un’associazione apistica, sull’efficacia di un acaricida registrato per la lotta alla varroa.
La prova si è potenzialmente svolta su 100 alveari, contro la volontà dell’apicoltore, in provincia di Cuneo, a 300 m s.l.m.. Le famiglie d’api sono
state trattate all’inizio di aprile e il principio attivo è stato applicato direttamente sui fiori dai corilicoltori, senza alcuna invasiva manipolazione dei nidi e senza alcun intervento dell’apicoltore: praticamente a costo zero, sia in termini di spese vive che di ore-lavoro. La dose di principio attivo è stata purtroppo aleatoria (e questo, come vedremo, ha creato delle disparità nell’efficacia). Altri 100 alveari, di pari forza e trattati allo stesso modo l’inverno precedente, sono stati (involontariamente) collocati lontano
dalla zona corilicola e hanno assunto il ruolo di testimoni.

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