Il cambiamento climatico e l’apicoltura: cosa stiamo vivendo? – Api e Agricoltura

di Daniele Alberoni e Zeid Nabulsi

L’idrosfera

Nel precedente articolo “Il cambiamento climatico – l’atmosfera” abbiamo introdotto i principali fattori atmosferici che possono portare a precipitazioni in diverse zone della nostra penisola, oltre ad aver illustrato alcune delle nuove condizioni che portano alla siccità o che, al contrario, portano a eventi precipitativi estremamente
intensi e dannosi.

Un fatto ben noto a tutti gli operatori agricoli è l’importanza dell’acqua come elemento indispensabile per le funzioni fisiologiche di qualsiasi essere vivente. Mentre per gli animali allevati e non, l’acqua deve essere garantita in
modo regolare e quotidiano, molte piante, specialmente se latifoglie, hanno una flessibilità particolare verso questo elemento.

Sono infatti in grado di sopportare contesti di ben diversa natura, dall’allagamento alla forte siccità assumendo comportamenti diversi a seconda del contesto. Questa flessibilità è stata la nostra fortuna. Senza questa flessibilità la vita sulla terra sarebbe probabilmente molto più limitata e avrebbe assunto già diverse epoche fa una sfumatura molto diversa.

L’acqua di superficie

In un agroecosistema sempre efficiente l’acqua, da qualsiasi fonte provenga (precipitazioni, irrigazione, risalita per capillarità, ecc…), poca o tanta che sia, dovrebbe poter essere immagazzinata per lunghi periodi a disposizione degli esseri viventi, sfruttando il primo strato di suolo (massimo primo metro). La presenza di acqua nel primo metro di terreno è indispensabile per sostenere la vita vegetale e microbica che abita il suolo, il suo equilibrio biologico, chimico e fisico. I fattori appena elencati possono ben correlare con le performance della pianta, anche in
chiave di flussi nettariferi.

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