La meraviglia di lavorare con un’ape che si comporta diversamente dalla nostra – Apicoltura dal mondo

di Francesco Campese

Vi racconto dellʼesperienza che ho avuto assieme ad altri tre amici incontrando alcuni apicoltori dellʼAngola e soprattutto la loro ape. Un viaggio che da semplice contatto, si è trasformato un poʼ alla volta in tentativo di capire come producono quel liquido che chiamano miele e la ricerca di una possibile razionalizzazione dellʼallevamento.

Incuriosito, prima della partenza ho cercato contatti e conoscenze dirette dellʼape scutellata, visto che è accompagnata da una cattiva fama. Ho avuto poche risposte e poche indicazioni tra le quali la più illuminante è stata di un volontario del Mozambico: “Chiedi ai tecnici dellʼUnaapi”.

I documenti della FAO gentilmente fornitomi dal dott. Mutinelli illustravano soprattutto lʼapicoltura del Kenia, e comunque questa è a conduzione esclusivamente con arnie TopBar e strutture simili che prevedono la distruzione della famiglia per il prelievo del miele.

Come apicoltore e allevatore ho deciso che valeva la pena di fare, assieme ai miei amici, unʼesperienza diretta. Mi sono portato leva, sigarette, accendino, coltellino svizzero, strisce di cera con impronta a 800 celle, marchio giallo, alcool. Lʼaffumicatore, i guanti e le maschere erano già arrivati in loco.

Avevo chiesto ripetutamente di posizionare su due travi alcuni bugni selvatici nei paesi di incontro con gli apicoltori locali per ragionarci su assieme. In realtà in ogni tappa ci voleva lo scalatore che con una cinghia di corteccia calasse, dopo una faticosa arrampicata sulla pianta, il bugno da 5/10 metri.

Già da questo si capisce, dopo aver ondeggiato nel vuoto passando attraverso i rami e passando dalla posizione orizzontale a quella verticale, quale potessero essere lʼanimo e le sensazioni di quelle api. Inoltre si è sempre rischiato una bella marmellata perché abbiamo incontrato famiglie molto giovani anche di 15 giorni con favetti tutti nuovi e attaccati alla parete superiore con appena un filino di cera.

Premetto che il mio approccio a questʼape, pur essendo guidato dalla prudenza, è stato nel mio stile di fare apicoltura: poco fumo, sigaretta soffiata, niente maschera, niente guanti, dolcezza nei movimenti, empatia nellʼinterpretare il comportamento e le reazioni.

In fondo non dovevo né caricare né scaricare in fretta famiglie o togliere melari prima del saccheggio, ma solo capire il rapporto che questʼape ha con lʼuomo.
Lʼambiente è ostinatamente vergine: nessuna coltura intensiva, piccoli insediamenti, foresta estesa con fioritura tutto lʼanno, savana a perdita dʼocchio, acqua, tanta acqua che nessuno utilizza.

Alcune fioriture sono più intense ed interessanti per la produzione di miele in autunno con la stagione delle piogge, altre in primavera. Siamo nellʼemisfero Sud e quindi i periodi stagionali sono inversi rispetto ai nostri. Direi lʼambiente ideale per il nostro certificatore Bio.

Strumento principale: la zappa! Nessun mezzo di trasporto. Nei centri la carriola con ruota di macchina e una palizzata orizzontale ed una verticale si è trasformata in carro, carretto, mini trasporto ed anche piccolo bazar per la vendita al minuto

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