Letargo – Benvenuti tra gioie e dolori

di Federica Giglio

La scorsa mattina, un cliente mi saluta con questa frase: “Buongiorno Federica, si sta bene qua al calduccio eh, ormai non lavori più, le api dormono!”, dato che doveva ancora comprare, ho preferito rispondere con un sorriso.

In effetti è inverno, dovrebbe fare freddo e io dovrei essere sul divano, a sorseggiare una tisana al miele, leggendo un libro; l’unica cosa esatta, al momento, è che è inverno.

Gli animali che vanno in letargo sono uno dei fenomeni biologici più affascinanti che la natura abbia mai creato. L’alternanza delle stagioni influenza le condizioni ambientali e la disponibilità di cibo, ponendo le specie viventi di fronte a un vero e
proprio rompicapo biologico.

Tra i più noti “professionisti del sonno profondo”, troviamo piccoli mammiferi come roditori, insettivori, pipistrelli ma anche tassi e marsupiali.

Per gli insetti invece è diverso, non tutti possono sopravvivere al freddo invernale, per esempio alcuni, in autunno depositano le uova in luoghi protetti e poi muoiono; in primavera dalle uova nasceranno le larve che poi si trasformeranno in adulti.

Altri insetti invece entrano in diapausa, termine con il quale si indica un vero e proprio letargo, un processo che rallenta il metabolismo e consente loro di non nutrirsi per lunghi mesi.

Chi sono gli insetti più geniali? Senza ombra di dubbio le api.

Quando le temperature si irrigidiscono, le api si agglomerano nel cuore dell’alveare
formando un glomerulo, un ammasso al cui centro si posiziona l’ape regina.
Le operaie, invece, contraendo i muscoli del torace, rilasciano energia sotto forma di calore e grazie a quest’azione corale nell’alveare si ottiene una temperatura interna stabile intorno ai 24 °C.

Da questo nucleo sono esclusi i fuchi, che non saranno presenti fino alla primavera successiva.

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