Ripercorriamo le basi – BeeGuards, un progetto per una apicoltura resiliente – Novità dalla ricerca

Traduzione e adattamento a cura di Raffaele Dall’Olio

Un vortice chimico

Da oltre un decennio la perdita di colonie che ogni inverno si registra in molte regioni del mondo è ben documentata (Osterman et al., 2021). Le indagini su questo fenomeno hanno dimostrato che i diversi metodi di trattamento per controllare lʼinfestazione da varroa e le pratiche di gestione degli alveari nel corso della stagione (sostituzione delle regine, pratiche migratorie ecc…) giocano un ruolo significativo nelle perdite registrate (Gray et al. 2022).

Quando, oltre 50 anni fa, lʼacaro varroa ha parassitato Apis mellifera nel continente europeo (lʼospite originario è infatti la specie asiatica, Apis cerana), le prime esperienze di gravi perdite di colonie causate da questo parassita hanno scatenato un tale panico tra le autorità veterinarie e gli apicoltori che di buon grado hanno rispettivamente introdotto ed accettato che i trattamenti di controllo divenissero obbligati (sia per la loro messa in pratica in campo che per la registrazione documentale).

Tuttavia, al giorno dʼoggi, nonostante la rigida strategia preventiva della “pillola profilattica”, le perdite di colonie sono tendenzialmente in aumento.

Se lʼapproccio al contenimento della varroa è metodicamente sostenuto da un arsenale chimico, cʼè il rischio di contaminare con residui di acaricidi i prodotti
dellʼalveare.

Escludere dall’ “equazione” le variabili ambientali e il ciclo di sviluppo delle colonie, seguire il calendario e ignorare le dinamiche naturali fa parte di un concetto di lotta alla varroa che annulla le possibilità di sviluppo di resilienza naturale delle api e contemporaneamente favorisce la sopravvivenza di popolazioni di acari resistenti ai trattamenti.

Può dunque generarsi un vortice che rende inesorabilmente gli apicoltori sempre più dipendenti dallʼutilizzo della chimica, dunque (come peraltro è già accaduto in altri settori agricoli) non più padroni del proprio destino; inoltre, questo “rumore di fondo” generato dal legame a doppio filo con i trattamenti, impedisce di utilizzare nei programmi di selezione veri e propri caratteri di resistenza.

La selezione naturale è la forza che dalle origini plasma le popolazioni e che ancora oggi, seppure in parallelo con le attività antropiche, agisce.

Applicando misure profilattiche contro la varroa, gli apicoltori eliminano la componente di pressione selettiva che il parassita esercita sulle popolazioni di api mellifere, consentendo la propagazione di api suscettibili e mascherando il reale potenziale di individui più resistenti.

Ecco perché il concetto “Give Varroa a Chance” (“Lascia una Opportunità alla Varroa”), basato sul trattamento della singola colonia al raggiungimento di un livello di infestazione soglia, è il più vicino al concetto naturale (Uzunov et al., 2022).

È bene chiarire che questo concetto si applica ai programmi di selezione, e non alla conduzione delle colonie in produzione!

Ma funziona davvero? E se funziona, quali sono i meccanismi biologici coinvolti? Agisce a livello di popolazione o di colonia? Quali tratti sono influenzati a livello individuale (singola ape)? Qual è il ruolo del microbiota benefico che al contempo
viene co-selezionato? Come reagiscono le diverse colonie a queste pressioni
di selezione? È compromessa lʼimmunocompetenza e se sì, quali
stress fisiologici si manifestano?

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