Temperatura, umidità e l’essiccazione del nettare – Novità dalla ricerca

di Daniele Besomi

SECONDA PARTE

Confronto tra Dadant e nido nel tronco

Nonostante il principio a cui le api ricorrono sia il medesimo, le condizioni alle quali operano sono diverse. Nel tronco d’albero, dato il volume ridotto, il raccolto è per forza limitato dallo spazio disponibile.

Se da una parte c’è meno nettare da asciugare, dall’altra è più difficoltoso far circolare l’aria: la velocità del flusso in uscita dalla Dadant, circa 1 metro al secondo su una sezione di almeno 30 cm2, è superiore a quella del tronco, circa 0.7 m/s1 e su una superficie nettamente inferiore.

Va inoltre ricordato che almeno parte dell’aria aspirata dalla Dadant proviene dal cassettino antivarroa, anche col lamierino chiuso.

La temperatura nei due nidi è giocoforza la stessa, visto che in entrambi è presente covata che richiede una regolazione a circa 35 °C. Questo non vale però nel melario o nei melari, dove la temperatura è minore e con essa l’efficacia del meccanismo omeostatico.

Anche nella parte alta del tronco non è presente covata, ma l’elevata capacità coibentante di 12-20 cm di legno garantisce comunque l’assenza di rilevanti dispersioni di energia termica.

Corrispondentemente, nel tronco nel suo complesso la temperatura è maggiore e l’umidità relativa è minore rispetto all’arnia Dadant: meno di 40% sul sensore che
cattura l’inizio del flusso e circa 50% all’uscita, contro una minima di 45-55% nella Dadant all’entrata e 65-80% all’uscita.

La differenza tra l’umidità assoluta al passaggio sul primo sensore e poi all’uscita è maggiore nell’arnia Dadant.

Tuttavia, il deficit della pressione di vapore è molto superiore nel tronco (circa il doppio rispetto alla Dadant), determinando così una maggiore capacità di sottrarre
umidità al miele: così, anche se api riescono comunque a completare il processo
in un tempo ragionevole.

Il meccanismo illustrato qui fornisce un’ulteriore testimonianza dell’importanza dei processi di regolazione termica nell’alveare, e costituisce un argomento aggiuntivo a favore di un aiuto alle api nella forma di arnie ben coibentate anche durante l’estate.

Il confronto tra le figure 3 e 8 mostra come il numero di ventilatrici sia nettamente inferiore nel tronco, suggerendo che le api riescono ad ottenere un risultato comparabile a quello della Dadant con uno sforzo di ventilazione nettamente
minore.

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