Una stagione apistica in Australia – Apicoltura nel mondo

di Sara Oldani

L’esperienza lavorativa di un ragazzo italiano, mosso dalla voglia di imparare e dalla curiosità

Ciao Edoardo. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Sono Edoardo Salustri, ho 26 anni, vengo da Velletri – Castelli Romani.

Sin da piccolo ho avuto la possibilità di lavorare con le api, nell’azienda di famiglia avviata da mio padre 45 anni fa, azienda che si dedica alla produzione di miele.

E l’Australia?

Cercavo un’esperienza in un’azienda grande che producesse regine e in più, chiaramente, miele. È arrivata questa offerta di lavoro che rispondeva un po’
alle mie esigenze. Ho subito accettato. Sono molto curioso.

Quando sei partito… e quanto sei rimasto?

Sono partito ad agosto 2023, appena finita la stagione apistica in Italia, dopo aver preparato le api per l’inverno (ovviamente al trattamento autunnale ci ha pensato mio padre). Arrivato in Australia, ho iniziato a lavorare sin da subito, praticamente il giorno successivo. Nessun ambientamento.

Sono rientrato in Italia nel marzo del 2024, quindi in piena stagione apistica “italiana”, in modo da poter riprendere il lavoro con le api a inizio stagione.

Non ti sei riposato molto…

No per niente.

In che tipo di azienda hai lavorato?

L’azienda era un’azienda grande, più grossa rispetto agli standard italiani (circa 2.500 alveari) ma non tra le più grandi in Australia. A lavorarci eravamo io più due australiani, un serbo e un ucraino. Tutti con esperienza (metà di noi nell’ambito dell’allevamento delle regine e l’altra metà arrivava dalla produzione del miele). A fine stagione però, visto che alcuni collaboratori si erano licenziati, eravamo rimasti solo in due. In più il datore di lavoro e sua moglie ogni tanto partecipavano alle giornate lavorative.

Nomadista?

Sì. Gli spostamenti in Australia sono molto lunghi, si va da un minimo di 4-5 ore fino a 7-8 ore di strada. A volte uscivamo il lunedì mattina presto e tornavamo poi il venerdì sera o il sabato mattina, facevamo una settimana fuori, in hotel, motel, ostelli… quello che capitava. Siamo rimasti anche un mese e mezzo fuori, senza rientrare in azienda.

In quel caso abbiamo vissuto dentro una banca abbandonata che abbiamo allestito noi, portando letti, mobili e tutto il necessario. È stato abbastanza folkloristico.

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