Candito autoprodotto, ognuno ha il suo! – Tecnica apistica

di Paolo Betti

Per le gabbiette da trasporto delle regine serve un candito particolare

Il candito penso sia considerato l’alimento di supporto alle api per eccellenza.
Molti sono i prodotti commerciali che si possono reperire sul mercato ai prezzi più disparati, con materie prime di provenienza nazionale e non, biologici o convenzionali.

Ogni apicoltore sceglie il prodotto in base al prezzo, alla qualità, alla facilità di reperimento, alla disponibilità, affidandosi al proprio fornitore di fiducia, addirittura alcuni lo auto-producono con materie prime selezionate.

Viene impiegato principalmente per l’alimentazione di soccorso nei periodi di scarsa importazione, ma anche per la ripartenza primaverile delle famiglie, per traghettare gli alveari più deboli alla fine dall’inverno e per la preparazione delle gabbiette da trasporto per le api regine.

In questo articolo ci soffermeremo principalmente su quello impiegato per quest’ultimo scopo che, se da un lato costituisce quantitativamente la situazione meno rappresentativa, si distingue per la ricerca della miglior qualità possibile da parte degli apicoltori. Infatti a questa piccola porzione di prodotto si affida una
grossa responsabilità, in termini di buona riuscita della sopravvivenza e successiva accettazione delle regine prodotte.

Spesso un candito di scarsa qualità incide negativamente anche sulla reputazione degli allevatori di regine che si trovano a essere criticati proprio per i problemi legati a un prodotto che non fa bene il proprio dovere.

Ecco perché, specialmente gli allevatori di regine, prestano particolare attenzione, quasi maniacale, alla qualità di questo prodotto, tanto da non utilizzare quasi mai i canditi commerciali per affidarsi esclusivamente a quegli autoprodotti, con ricette e metodologie operative spesso frutto di innumerevoli prove, tentativi e aggiustamenti che lo caratterizzano.

Inizialmente credevo che la ricetta per un buon candito fosse più o meno la stessa utilizzata un po’ da tutti ma poi parlando con diversi colleghi mi sono accorto che ognuno ha la sua, con differenze nei dettagli operativi o nei componenti derivanti dalle esperienze personali e che a volte si contraddicono l’un l’altra ma che nessuno è pronto a mettere in discussione per il semplice motivo che: se a me funziona vuol dire che va bene così!

Articolo presente sul n.3-2026.

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