Chi non dorme piglia miele – Api e altri animali

di Nicola Angeli e Sergio Zanella

L’orso e il Trentino costituiscono un connubio che negli ultimi anni ha riempito spesso i rotocalchi per vicende che non è nostro obiettivo commentare. Di certo, però, quanto successo quest’inverno in Val di Sole,
valle del Trentino Occidentale, costituisce un precedente che ha spiazzato non solo gli apicoltori ma anche gli esperti del settore. In un inverno particolarmente freddo e nevoso la presenza di uno o più plantigradi che non hanno affrontato il consueto periodo di letargo ha costituito una minaccia difficile da contrastare per gli amanti delle api della Val di Sole. Qui, ormai dai primi anni di reintroduzione artificiale dell’orso, Provincia Autonomadi Trento e apicoltori hanno collaborato per evitare danni al patrimonio apistico mediante l’introduzione dei recinti elettrificati a batteria, che, da primavera ad autunno, si dimostrano un valido deterrente agli attacchi del plantigrado. Tuttavia non si era di certo pronti a dover risolvere la coesistenza con l’orso nei mesi invernali, con il sistema di recinzione che in caso di nevicate diventa inutile sia perché il manto nevoso raggiunge la fettuccina elettrificata sia perché il terreno ghiacciato non permette la conduzione ideale dell’impulso elettrico.

Contestualizziamo l’accaduto: ci troviamo nel mese di dicembre e in valle, a partire dalla quota di 700 metri, il manto nevoso che si trova a terra raggiunge già il metro. Improvvisamente arriva la brutta notizia: l’orso
ha attaccato un primo apiario. Ciò che pare un evento anormale e si spera isolato si trasforma invece in un incubo. Per almeno una decina di giorni il calar delle tenebre diventa il terreno di caccia del plantigrado, che,
nonostante gli sforzi di apicoltori e Corpo Forestale nel spalare la neve e ripristinare i recinti, colpisce a ripetizione diversi apiari in un areale di circa 10 kilometri.

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