Fisioterapia per apicoltori. Ovvero come arrivare indenni a fine stagione – Fisioterapia

di Ombretta Ugolini

“Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Apiario, quando sorge il sole, un apicoltore sa che deve allenarsi o rimarrà bloccato! Ogni mattina, come sorge il sole, non importa che tu sia leone, gazzella o apicoltore, l’importante è che cominci a muoverti!”

A tutti gli apicoltori è successo almeno una volta di sentirsi dire: “… ma non fanno tutto le api?”. Le prime volte si cerca di spiegare gentilmente, con il sorriso, che le api vanno accudite, alimentate, curate, i cambiamenti climatici, bla bla, bla bla… poi si diventa più schietti, concisi, materialisti: gli alveari pesano, il miele pesa e le api di certo nei barattoli il miele non lo mettono ancora, concetto facile alla portata di tutti! Con il tempo anche la diplomazia svanisce, ci si limita a guardare senza commentare, consapevoli
che nelle occhiate poco gentili si legga già a sufficienza tutta la fatica di questo lavoro.

Già, questo dovrebbero capire: la schiena dolente, i gomiti che pulsano, le ginocchia che cigolano, le mani indolenzite e il sudore che cola copioso sotto la tuta, nei 45 gradi di un’afosa giornata estiva… le punture pazienza, forse quelle le conoscono e tutto sommato sono il problema minore.
Stagione dopo stagione le fatiche si aggiungono agli anni, ma gli apicoltori sono stoici, non si fermano davanti a nulla! Ogni primavera si spera in un po’ di fortuna e attenzione per scongiurare mal di schiena e acciacchi vari!

Anche l’apicoltore è un Superorganismo!

Ma mal di schiena e acciacchi non sono mai questione di sfortuna, di disattenzione forse. Tutti hanno visto quelle retoriche vignette con un omino che alza una scatola… ma non c’è mai un apicoltore abbarbicato a un dirupo, con api inferocite, magari di notte o su una gamba sola, che carica
alveari, tanti alveari, ad altezze discutibili, su un furgone. Quello che le vignette sottintendono è innegabile: certo, bisogna fare attenzione, se si riesce, ma l’attenzione da sola non basta. Il nostro corpo è una sinergia di movimenti, anche il nostro corpo è un SUPERORGANISMO!

Si cerca di salvaguardare la schiena piegandosi sulle ginocchia, e le ginocchia poi? Cigolano. Carichiamo allora il peso sulle braccia, e le spalle poi? I gomiti? Il nostro corpo cerca da solo un equilibrio per affrontare uno sforzo, ma deve essere in grado di superarlo, o inevitabilmente qualcosa
non va per il verso giusto. Quindi non è perché non abbiamo fatto attenzione, tanto meno sfortuna, semplicemente non abbiamo preparato il
nostro fisico allo sforzo… allenandolo!

Da Superorganismo a Supereroe!

Chi fa un lavoro di fatica difficilmente accetta che gli venga
proposto di fare ancora più fatica, benché diversa! L’apicoltore
sfacchina tutto l’anno, su giù arnie e melari, sposta,
carica, vernicia, svernicia, riordina, prepara… tutto pesa in
apicoltura, l’apicoltore si allena già abbastanza!! No, purtroppo
non è così. Fosse così gli apicoltori avrebbero le braccia di un nuotatore, gambe da calciatore, schiena da bodybuilder, dei Supereroi… magari!

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