Due HUB sulla testa – Quattro capriole di fumo

di Valentina Larcinese

Le antenne delle api ospitano un numero elevato di dispositivi (recettori) per la misurazione e il rilevamento di diversi parametri rendendole, utilizzando un linguaggio cool, dei veri e propri hub sensoriali

Se anche noi umani fossimo forniti di antenne saremmo davvero esseri graziosi? Lo studioso Lars Chittrka, nel suo ultimo libro, ci immagina come creature dotate di due possenti braccia senza dita attaccate alla testa e incapaci di sollevare pesi.

Frankenstein avrebbe più appeal.

Le antenne delle api sono un potentissimo strumento di raccolta dati essendo dotate di numerosi recettori per la percezione sensoriale di tatto, gusto e odorato oltre a essere in grado di misurare temperatura, umidità, gravità, velocità del vento e presenza di anidride carbonica.

La struttura sociale dell’alveare e il suo funzionamento richiedono un’ampia gamma di informazioni: fonti alimentari, condizioni meteo, aree di congregazione fuchi, rilevamento di feromoni, temperatura e, come se non bastasse, le api hanno la necessità di comunicare tutti questi dati le une con le altre.

A tutto ciò rispondono le antenne. Le antenne sono fissate in un incavo nella testa e il loro movimento è controllato da quattro muscoli.

Ogni antenna è suddivisa in tre parti. La prima parte è chiamata scapo ed è l’elemento più lungo. Dopo lo scapo si trova il pedicello che ha un aspetto arrotondato. Il pedicello è fissato all’interno della parte terminale dello scapo con
un meccanismo che ne consente una facile rotazione in qualsiasi direzione.

L’ultimo segmento delle antenne è detto flagello ed è particolarmente interessante perché da questo unico elemento è possibile risalire al sesso del proprietario.
Se si compone di dieci di flagomeri, cioè di dieci parti, allora è una femmina.
I flagomeri sono 11? Allora appartiene a un fuco.

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