
A denotare quanto l’apicoltura stia suscitando un interesse crescente dai Paesi membri dell’Unione Europea, le incentivazioni rivolte a incrementare le produzioni biologiche nell’UE nel 2020 sono aumentate dell’11% rispetto ai finanziamenti erogati nel 2000.
Ad ulteriore riprova di ciò, gli investimenti nei programmi nazionali, metà dei quali provenienti dai bilanci dell’Unione, hanno raggiunto quota 240 milioni di Euro (Ismea, 2021). Nel complesso, si tratta d’investimenti più che giustificati, forse anche insufficienti, se si considera che una quota rilevante della produzione primaria dell’UE, pari a 15 miliardi di Euro per anno, è attribuita direttamente agli impollinatori.
Tra questi, eccelle l’ape da miele (Apis mellifera L.), la cui salute è riconosciuta fondamentale per l’attività agricola: l’84% delle specie d’interesse agronomico e il 76% della produzione alimentare europea dipendono infatti dall’impollinazione mediata dai pronubi.
Le strategie “verdi” dell’UE trovano nell’apicoltura e nel modello di produzione biologico un autentico alleato per favorire la declamata transizione verso un futuro più sostenibile, in linea con le ambizioni del Green Deal europeo.
In questo orientamento si inserisce il nuovo Regolamento (UE) 2018/848 in materia di produzione biologica volto a rafforzare la crescente domanda e offerta di prodotti biologici di qualità.
La sua applicazione a partire dal 1 Gennaio 2022, rende le nuove regole del settore fissate anche per l’apicoltura biologica una novità del 2022.
In questo articolo si vuole dare descrizione sintetica dell’articolato relativo alla produzione apistica in biologico secondo il nuovo regolamento, rimandando ad un successivo dossier (“Il nuovo regolamento europeo sul biologico e l’apicoltura come attività zootecnica in un contesto socio-economico in continua evoluzione”, consultabile cliccando qui) per gli ulteriori approfondimenti.
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