Sublimare??? Sì, ma ben organizzati!! – Tecnica apistica

di Livio Colombari

Ormai sono più di vent’anni che ho le api, sono più di vent’anni che ogni inverno sublimo, sono più di vent’anni che non mi piace sublimare. Chi mi ha insegnato infatti, già sublimava con il Varrox e anch’io i primi anni ho usato quello, prima uno e dopo due in contemporanea.

Poi siccome c’impiegavo troppo sono passato a un sublimatore rapido con il controllo elettronico della temperatura, ma poiché insieme agli anni con l’esperienza aumentava anche il numero di alveari da trattare anche tale apparecchio non è stato più abbastanza veloce.

A partire dal 2016 ho cominciato anche a fare diverse prove di campo, sia aziendali che per l’associazione Apilombardia, e nel frattempo sul mercato si sono affacciati nuovi dispositivi. Di fatto ormai c’è solo l’imbarazzo della scelta e orientarsi per chi comincia immagino non sia semplice.

Anche per questo motivo, in questo articolo non voglio parlare né della strategia di lotta invernale che adotto né di dosaggi, ma voglio solo raccontare come dopo vent’anni di diverse prove aziendali e associative, mi sono organizzato per sublimare rapidamente da solo e più volte (durante l’inverno mia moglie è completamente assorbita dalle vendite del miele) un numero di alveari (compresi i nuclei) che negli ultimi anni si è assestato intorno alle 400 unità.

Questo non ha voluto solo dire avere un’attrezzatura che permette di essere veloci nella sublimazione, ma anche ridurre il più possibile tutti gli inconvenienti legati ad
essa e mantenere una flessibilità che permette sempre e comunque di finire il lavoro anche in presenza di qualche malfunzionamento.

Il primo grosso miglioramento rispetto a quando usavo un sublimatore con il controllo elettronico della temperatura è stato trovare un sublimatore altrettanto rapido ma al contempo più adatto per me; uno degli inconvenienti che mi era capitato durante le sublimazioni era di fatto proprio legato alla gestione in autonomia della temperatura da parte del sublimatore stesso.

Complice anche una prova aziendale di cui ho parlato in un precedente articolo (l’apis 2-2022) ho optato per un sublimatore privo di alcun controllo della temperatura ma che al contempo mantenesse lo spunto necessario a sublimare una quantità adeguata di acido ossalico (a tal proposito vedi anche l’apis 8-2018).

Tali sublimatori (foto 1) che derivano da apparecchi in commercio opportunamente adattati con l’aggiunta di un rubinetto a sfera e di materiale coibentante, mi sono stati gentilmente forniti da un grosso professionista che già li utilizzava nella sua azienda. Il grosso pregio, oltre a quello già citato della robustezza, è che una volta che sono stati portati a temperatura (ci vogliono circa 7-8 minuti) si riesce a lavorare praticamente in continuo grazie anche all’isolamento della camera di combustione.

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