Toumeyella: un pericolo e un’opportunità- Biologia

di Fabrizio Nisi, Giuseppe Pignatti, Giorgio Pontuale e Valerio Tarantini

Negli ultimi decenni si è assistito, in tutta la penisola italiana, all’introduzione accidentale di insetti esotici che, a causa degli importanti cambiamenti climatici che si stanno verificando, riescono a trovare un clima più ospitale e adatto anche a parassiti originari di zone tropicali e
subtropicali. Il genere Toumeyella conta al momento 18 specie, 4 delle quali associate al genere Pinus. La cocciniglia tartaruga del pino (Toumeyella parvicornis) è stata individuata in Italia per la prima volta nel 2014 in Campania. Specie nativa della parte orientale degli Stati Uniti e del Canada, dal 2005 si è diffusa nell’area caraibica, distruggendo gran parte delle foreste del pino endemico delle Isole Turks e Caicos (Pinus caribaea var. bahamensis) ed acquisendo lo status di specie invasiva a livello mondiale.

Le cocciniglie sono insetti dell’Ordine dei Rincoti fitomizi, ovvero dotati di apparato boccale pungente-succhiatore: μίζω, in greco antico, significa appunto succhiare. Attraverso l’inserzione di stiletti nei tessuti di foglie o giovani rametti della pianta ne succhiano la linfa, indebolendola e riducendone la crescita. Per soddisfare le esigenze nutritive in proteine, le cocciniglie devono assumere grandi quantità di linfa, smaltendo l’eccesso di acqua e zuccheri attraverso l’escrezione di un liquido ad alto contenuto zuccherino, la melata, che nell’ecosistema forestale rappresenta un’eccezionale fonte alimentare. Su questo substrato zuccherino si forma infatti ben presto una complessa comunità di insetti (soprattutto Ditteri e Imenotteri) e di funghi saprofiti (riconoscibili dalla presenza di un feltro nerastro, la fumaggine).

La melata rappresenta in generale una fonte alimentare che vari studi hanno dimostrato essere responsabile dell’aumento del numero di specie nell’ecosistema forestale, tra le quali, assieme alle api, vi sono anche vespidi, bombi e alcune specie di uccelli. Gli stessi funghi di colore scuro che proliferano sulle foglie e sui rametti delle piante in presenza degli zuccheri di melata, costituiscano un habitat che può favorire la riproduzione di specie di artropodi che si alimentano di questi funghi. Dalla Campania, dove i primi studi hanno evidenziato l’estrema predisposizione ad infestazioni sul pino domestico (Pinus pinea) e una maggiore resistenza di altre specie mediterranee come il pino marittimo (Pinus pinaster) e il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), la cocciniglia tartaruga, chiamata così per la forma dello scudo ceroso che protegge le femmine adulte, si è diffusa rapidamente anche nelle pinete del Lazio a partire dal 2019, sia nelle aree del litorale che della zona periferica di Roma, causando in molti casi la morte delle piante adulte di pino domestico. La rapidità della diffusione è stata messa in relazione con la capacità di compiere fino a tre generazioni complete durante l’anno (con ovideposizione ad aprile-maggio, luglioagosto e settembre-ottobre, ogni femmina fino a 500 uova) e lo svernamento delle femmine adulte.

La sopravvivenza invernale di queste ultime è stata certamente favorita dalle condizioni meteorologiche miti degli ultimi inverni e dalla mancanza di controllo naturale dal momento che il parassitoide Metaphycus flavus (imenottero che allo stato larvale colpisce i maschi della cocciniglia) scompare durante l’inverno. Dal punto di vista dell’apicoltura, la melata delle piante forestali rappresenta una fonte di nutrimento per le api all’inizio della primavera, soprattutto quando le prime fioriture possono essere state compromesse dall’andamento avverso meteorologico, ma anche nel periodo estivo e autunnale, quando l’ambiente mediterraneo offre meno nettare disponibile. Nei boschi e negli ambienti verdi urbani e peri-urbani, le api possono inoltre trovare un habitat relativamente ospitale rispetto a quello dell’agricoltura intensiva.

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