Un posto all’ombra – Tecnica apistica

di Luca Bosco

L’efficacia e la funzionalità delle biotecniche di lotta alla varroa, così come di qualsiasi tecnica apistica, sono strettamente legate al microclima a cui è esposto l’alveare, che vive molto più vicino a terra di noi; una vicinanza al suolo che cambia radicalmente le carte in tavola

Ci chiediamo spesso in che modo i cambiamenti climatici influiscano o possano influire sul nostro lavoro ma quasi mai le risposte sono “a portata di click” e in nessun caso sono generalizzabili.

Spesso gli apicoltori sono costretti a modellare e a volte persino a inventare le tecniche apistiche, cercando di adattare il loro lavoro alla situazione microclimatica del momento, peculiare in ogni singolo apiario.

La questione si fa critica soprattutto in piena estate, quando alle sempre più frequenti difficoltà a mantenere vive le api si sommano le necessità di abbassare il più possibile l’infestazione da varroa senza compromettere la popolazione di api.

Essenziale, in questo periodo della stagione, è riuscire a mitigare (e a non peggiorare) gli stress a cui le colonie di api sono esposte per cui è importante agire in modo preciso e “consapevole” per non sommare l’impatto negativo di un intervento acaricida all’ormai consueto stress alimentare.

Per intervenire in modo preciso e “consapevole” occorre tenere in considerazione l’impatto che il riscaldamento globale ha e può avere sugli alveari.

Se l’ambiente si scalda è sufficiente nutrire e abbeverare le api con regolarità per riuscire a lavorare sull’alveare mantenendo sana e vitale la sua popolazione?

Le tecniche impiegate fin qui per abbassare il carico di varroa in estate continuano ad essere valide anche in un ambiente che tende a scaldarsi?

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