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La Pac del futuro, riflessioni… di Eleonora Bassi

Nei mesi scorsi è stato dibattuto e approvato il testo di quella che dovrà essere la Pac per i prossimi anni, dal 2023 al 2027

Nella corso della nostra esistenza, viviamo una moltitudine di “scadenze comuni” molto importanti, per le quali, ci si rende conto che dal quel momento in poi le decisioni prese saranno in grado di cambiare la vita di tutti, traghettandoci verso un futuro nuovo, diverso da quello che sarebbe stato se si fosse scelta un’altra strada…

La scadenza della quale voglio scrivere adesso è la fine delle norme attuali della Pac (Politica agricola comune) e l’inizio di un’era “nuova”, inizio previsto per il 2023. Questa scadenza, che oggi sembra ancora lontana, credo sia un’opportunità incredibile e difficilmente ripetibile: poter modificare e migliorare i criteri attraverso i quali vengono elargiti gli incentivi al settore primario è un’occasione da non perdere per riuscire ad aumentare la sostenibilità delle aziende agricole e provare a frenare il cambio climatico!

Sto esagerando? Non credo…

La Politica Agricola Comune è uno strumento potentissimo: a fronte di uno stanziamento di fondi massiccio (365 miliardi di euro è il budget, cui si sommano altre risorse dei Paesi Membri) dovrebbe incentivare un deciso cambio di rotta dal punto di vista della sostenibilità ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici; la politica agricola europea si dovrebbe quindi inserire in modo perfetto nella strategia europea di conversione alla sostenibilità del sistema produttivo, il “Green Deal”.

La volontà di agire in merito a queste tematiche si è tradotta con le strategie del F2F (Farm to Fork, ovvero dal produttore al consumatore) e Biodiversità 2030 (Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030).

“Il risanamento della natura è fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale e può contribuire a combattere i cambiamenti climatici e l’insorgere di malattie. Si inserisce al centro della nostra strategia di crescita, il Green Deal europeo, e fa parte di un modello di ripresa europea che restituisce al pianeta più di quanto prende.”

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea

La strategia alla base di questi programmi, nel loro insieme, è mirata al raggiungimento dei severi obiettivi dell’accordo sul clima siglato a Parigi.

Raggiungere questi obiettivi e limitare quindi i danni che il cambiamento climatico provocherà nei prossimi decenni, sarà possibile solo attraverso una collaborazione di tutti, partendo dal settore primario che, nel suo complesso, rappresenta una delle principali fonti di inquinamento a livello mondiale.

Quindi, con queste premesse, mi aspettavo una svolta decisa nel testo approvato per il regolamento Pac del futuro… un cambio di rotta a tutti i livelli, una volontà comune di migliorare il territorio in cui viviamo e lavoriamo e di aiutare, in questo processo, gli agricoltori, primi veri attori di questo cambiamento.

Immaginate quindi la “doccia fredda” che ho ricevuto quando ho letto la prima inchiesta de L’Espresso sull’argomento (La guerra di interessi intorno ai miliardi della Pac, la politica agricola comune europea), pubblicata qualche settimana prima della votazione sul futuro della politica agricola dell’UE del 20 ottobre. Un articolo preciso e dettagliato su come sarebbe andata la votazione.

Purtroppo questo articolo si è rivelato profetico; il testo della futura Pac, proposto e concordato nei mesi precedenti, a poche settimane dal voto, è stato completamente snaturato da una pioggia di emendamenti poi approvati.

Di getto, la redazione di l’apis ha pubblicato questo articolo apparso sul n. 9-20: Politica agricola comune: cosa sta succedendo?

E un editoriale molto riassuntivo e schematico su questa  situazione sul n. 1-21.

Se non ci saranno dei cambiamenti nei prossimi mesi, quello che succederà a partire dal 2023 sarà ciò che, viste le premesse, non mi sarei mai aspettata… è stato approvato un testo che, pur parlando di grandi concetti riguardanti ambiente e sostenibilità, in pratica comporterà davvero poche differenze rispetto a quello precedente; gli scarsi risultati delle politiche agricole approvate fino ad oggi in materia di ambiente e sostenibilità sono sotto gli occhi di tutti noi.

Gli eventi  climatici estremi diventano sempre più frequenti e colpiscono tutti, non solo chi lavora nel nostro settore. Tutto è diventato eccezionale: siccità eccezionale, pioggia eccezionale, vento eccezionale… presto, purtroppo, credo che questi eventi non saranno più eccezionali ma rappresenteranno la regola. È molto chiaro, anche ai non addetti ai lavori, che il regolamento approvato non sarà sufficiente per raggiungere gli obiettivi.

Nello specifico del nostro settore, con la nuova Pac (almeno nella versione finora approvata) stiamo perdendo l’occasione di avere un piano di gestione efficace del territorio e delle sue risorse naturali, un piano che avrebbe tutelato e implementato di fatto (pur in modo timido e indiretto) anche le risorse nettarifere e l’habitat degli impollinatori. 

La Pac approvata in ottobre è quindi molto diversa da quella “immaginata” con la lettura dei documenti presentati prima della votazione e, ovviamente, da quella suggerita dagli apicoltori tramite il documento che Beelife aveva proposto alla Commissione (“Una Pac per gli impollinatori. Come la nuova Pac può supportare gli impollinatori e come gli impollinatori possono contribuire alla nuova Pac”).

Non voglio dilungarmi troppo su previsioni nefaste del nostro futuro… volevo solo porre l’attenzione e l’accento su questo singolo episodio, probabilmente passato quasi inosservato visto a come il 2020 è stato: un anno davvero particolare e difficile per tutti…

Vorrei quindi chiudere con un piccolo pensiero: perduta questa occasione per cambiare rotta, nel 2027 ne avremo un’altra? 

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