
Velutina e orientalis si stanno espandendo.
Chi ci convive è stremato. Chi non ci convive sa che il problema arriverà. Bisogna organizzarsi e lavorare assieme per ideare degli strumenti di difesa efficaci e sicuri: apriamo una discussione tecnica
Negli ultimi anni il problema della Vespa velutina nei miei apiari in Liguria è andato via via aumentando. All’inizio si notavano soltanto alcuni individui sparsi davanti agli alveari, che non incidevano più di tanto: l’apiario era di buone dimensioni e le vespe si distribuivano sulla lunghezza, senza creare grossi ostacoli.
Tre anni fa portai un apiario nell’entroterra ligure agli inizi di ottobre (la mia sede aziendale è in Piemonte). Quando tornai a visitarlo una ventina di giorni dopo, con grande dispiacere e sorpresa trovai davanti agli alveari un vero e proprio sciame di velutine che danzavano.
Le api, terrorizzate, restavano sulla porticina, il volo praticamente assente. Mi dissi che questo sarebbe stato il problema del futuro, che avrebbe colpito tutti noi apicoltori: era solo una questione di tempo. Il percorso era tracciato e dovevamo
imparare a convivere con questa nuova realtà.
Ma prima di tutto dovevo fare qualcosa subito, altrimenti avrei perso tutte le colonie.
La prima cosa che feci fu prendere una vecchia racchetta in legno, di quelle usate al mare, e con rabbia tentai di uccidere le vespe. Capii però subito che con una botta secca non sempre si riusciva a ferirle o ucciderle: il più delle volte cadevano a terra, e se non arrivava un bel pestone, si rialzavano e volavano via.
Cominciai allora a fare qualche telefonata, e capii che molti apicoltori si stavano già orientando verso un nuovo sistema di difesa: i fili elettrificati, chiamati “arpe”, ideati in Spagna, in grado di “fulminare” le vespe.
Cercai di capire come funzionavano e scoprii che le prime versioni avevano una vaschetta sul fondo per annegare gli insetti tramortiti, oppure una gabbia
per intrappolarli.
Nel mio caso, dovendo gestire gli apiari a distanza, non potevo pensare di utilizzare vassoi d’acqua – che evaporano e richiedono manutenzione – quindi cercai
sin da subito soluzioni più semplici ed efficaci.
Mi accorsi una volta di più, che tra gli apicoltori c’era una forte propensione al fai da te: è nella nostra natura essere inventori.
Durante le mie ricerche mi imbattei in un apicoltore italiano che aveva iniziato a costruire arpe artigianali. Dal nostro colloquio emersero subito le prime problematiche di questo strumento.
Articolo presente sul n.6-2026.
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