
Gli animali che vivono in gruppo sfruttano il contagio emotivo per adattarsi meglio al loro ambiente. Funziona così anche per i bombi?
“Le emozioni certo possono essere evasive, ma rappresentano
anche l’aspetto di gran lunga più saliente
della nostra vita. Aggiungono un significato a tutto”.
Frans De Waal – L’ultimo abbraccio
Da piccola, quando ero triste, mi bastava andare a trovare mia zia Elena per cambiare umore. La sua risata, gli occhi luminosi e il suo bel sorriso con il quale apriva la porta del suo salotto mi facevano dimenticare in un istante perché fossi giù.
Si può dire che mia zia, con la sua sola solare presenza, contagiasse il mio umore, che passava da negativo a positivo.
Questo fenomeno, chiamato contagio emotivo (emotional contagion in inglese), si riferisce alla capacità di adeguare, modificandolo, il proprio stato emotivo a quello di un altro individuo a noi vicino.
Gli studiosi lo considerano alla base della capacità di provare empatia o di mettere in atto comportamenti definiti prosociali, ovvero quelle azioni volontarie volte al benessere dell’altra persona o del gruppo senza avere un immediato ritorno.
Ovviamente questo fenomeno è valido non solo per le emozioni positive, ma anche per quelle negative. Quante volte, infatti, ho assistito (non con poco terrore) all’inizio del pianto disperato di molti bambini, prima tranquilli, solo perché uno solo di loro aveva iniziato a versare qualche lacrima alla vista della mamma che si allontanava – sorridendo, ci posso scommettere.
Ora, per quanto semplice possa sembrare questo cambiamento, di fatto non lo è. Infatti, modificare il proprio stato emotivo interno implica una variazione dei processi neurobiologici e neurofisiologici, cognitivi e comportamentali. Come molte altre scoperte, non ci deve più stupire il fatto che la capacità di modificare il proprio stato affettivo in modo da farlo combaciare con quello di un conspecifico (individuo
appartenente alla stessa specie) sia stata documentata anche in altre specie animali oltre all’uomo.
Ma perché questa capacità si è diffusa? La risposta è semplice: perché ha permesso ad alcune specie di adattarsi e sopravvivere meglio. Ha quindi dei vantaggi evolutivi, ma quali? Secondo Ana Pérez- Manrique e Antoni Gomila (due ricercatori spagnoli
che hanno pubblicato qualche anno fa un articolo riassuntivo sull’argomento) il contagio emotivo permetterebbe agli animali che vivono in gruppo e devono
interagire con i loro conspecifici o che mettono in atto cure parentali di adattarsi meglio al loro ambiente.
Articolo presente sul n.3-2026.
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