
Un racconto di rabbia e di preoccupazione, ma anche di tenacia e di ingegno
Ogni anno è sempre più difficile, la Vespa orientalis è oramai presente, anche se con diversa intensità, in tutta l’isola. Nelle città le api sciamate in primavera vengono divorate in estate.
Nelle campagne l’intensità di volo di orientalis ricorda quello delle api nelle giornate di intenso raccolto. Da ogni parte apicoltori frastornati e preoccupati dalla sventura capitata chiedono che fare.
Dalle province di Messina e Siracusa, territori storicamente integri, si registrano per la prima volta perdite di alveari anche del 40%!
Nei territori del palermitano, molti apicoltori si erano illusi che la vastità e l’intensità degli incendi dell’anno prima, oltre alla vegetazione avessero distrutto la moltitudine dei nidi di vespe presenti con annesse vespe feconde svernanti. Ignorante illusione.
La cattura quotidiana di centinaia di vespe al giorno ci dà una soddisfazione effimera, che si trasforma col passare di qualche settimana in un senso di impotenza nel constatare che, nonostante le copiose catture giornaliere, le vespe sembrano infinite.
Si osserva sempre più di frequente che le api provano a difendersi ma il nemico è troppo forte per potercela fare, serve loro aiuto.
Si ricorre subito alle strategie di contenimento conosciute e se ne provano di nuove nella speranza della soluzione che non arriva. Le strategie di contenimento adottate e affinate nel susseguirsi delle stagioni continuano a non bastare.
Troppi sono ancora gli alveari che si perdono. L’attività predatoria delle vespe, numerose e fameliche più che mai, tanto dal contendersi il cibo in volo, è continua e pressante.
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