Guardami che ti insegno: come abbiamo scoperto la trasmissione culturale nei bombi – Novità dalla ricerca

di Maria Bortot

Avere una grande cultura non
significa essere intelligente
Eraclito (535 a.C – 475 a.C.)

“Guarda bene quello che faccio, così impari anche tu”.
Questa frase l’abbiamo sentita (o detta) tutti. Guardare l’altro è infatti una forma di apprendimento definita per imitazione.

L’osservatore deve guardate attentamente tutti i movimenti del dimostratore, memorizzarli e impararli e poi cercare di ripeterli in maniera accurata per raggiungere il medesimo risultato.

Si tratta di fatto di un metodo con cui noi, ma anche altri animali, impariamo velocemente cose anche molto complesse.

Determinate conoscenze possono quindi essere trasmesse da un individuo all’altro, e in questo modo evolversi ed espandersi, fino a diventare di dominio comune in quella specie. Questo è ciò che definiamo a grandi linee cultura.

Si potrebbe dire che, almeno nel mondo animale, la cultura è l’insieme delle tradizioni comportamentali che vengono imparate, trasmesse, e che vengono mantenute, addirittura evolvendosi, all’interno di una popolazione.

Nuovi comportamenti sono quindi imparati attraverso apprendimento sociale, ovvero guardando i propri simili compiere una determinata azione e imitandola. In natura ci sono affascinanti esempi di cultura.

Il più famoso è il caso del macaco femmina Imo che, nel 1953, introduce un nuovo modo per pulire le patate di cui si nutriva. Imo infatti inizia ad immergere i tuberi in acqua corrente per togliere la sabbia. È un comportamento assolutamente nuovo, mai visto nella comunità di macachi giapponesi ma che presto si diffonde e si modifica.

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